Arezzo, 12 agosto 2026 – Ha radici profonde in Valdarno, e in particolare a Montevarchi, una realtà che oggi porta il proprio impegno ben oltre i confini della Toscana. È dalla provincia di Arezzo, insieme alla sede di Firenze e agli altri presidi presenti sul territorio, che la Fondazione Giovanni Paolo II sviluppa una rete di progetti che ogni anno raggiunge oltre 20 mila persone in 17 Paesi, dal Medio Oriente all’Africa. Un legame con il territorio che si traduce concretamente anche nell’accoglienza, nell’inclusione sociale e nel sostegno alle persone più fragili. Alla vigilia dei vent’anni dalla sua nascita, la Fondazione ha presentato il Bilancio sociale 2025, documento che fotografa un’attività composta da oltre 60 progetti realizzati dalla nascita dell’ente, accompagnata da un sistema di controlli e da una revisione indipendente ed esterna. Il Valdarno rappresenta uno dei punti di riferimento dell’attività italiana della Fondazione. A Montevarchi è infatti attiva una delle case di accoglienza per famiglie di richiedenti asilo, inserita in un modello che comprende anche le strutture di Fiesole e Reggello e i centri di ascolto e supporto presenti tra Casentino e Valdarno.

Proprio nel territorio valdarnese si intreccia una parte importante della storia della Fondazione. Il presidente Damiano Bettoni, sangiovannese, e il vicepresidente monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo emerito di Grosseto, hanno presentato il Bilancio sociale al cardinale Augusto Paolo Lojudice, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza e presidente della Conferenza episcopale toscana, e a monsignor Stefano Manetti, vescovo di Fiesole, ovvero le diocesi dalle quali la Fondazione è nata. Nel corso del 2025, in Italia sono state accolte 123 persone appartenenti a nuclei familiari di richiedenti asilo. Nella seconda parte dell’anno, ai centri di accoglienza già attivi a Montevarchi e Fiesole si è aggiunto il nuovo progetto di Reggello, che ha permesso di accogliere 14 persone provenienti dalla Striscia di Gaza per motivi sanitari.