La crisi di Ceuta mostra il limite della chiusura delle frontiere interne, ma anche la necessità di una strategia europea sui confini. Una linea che i socialisti nordici hanno già fatto propria. Il commento di Salvatore Di Bartolo

C’è una cosa che Giorgia Meloni ha sbagliato e una che, invece, ha fatto molto bene nella vicenda di Ceuta. La prima è aver evocato, e poi fatto scattare, i controlli alle frontiere con la Spagna. La seconda è aver capito che la questione migratoria non può più essere lasciata al teatro delle tifoserie politiche, ma deve tornare a essere una questione europea, di sicurezza, di confini e di responsabilità.

Partiamo dall’errore. Bloccare Schengen con la Spagna, soprattutto in questo momento, è stata una scelta profondamente sbagliata. Principalmente perché trasformare una crisi che riguarda la frontiera esterna dell’Unione in una crisi fra due Paesi membri significa colpire esattamente uno degli strumenti che l’Europa dovrebbe invece difendere. I controlli italiani hanno innescato una reazione spagnola, con Madrid che ha a sua volta introdotto controlli sui collegamenti con l’Italia. Bruxelles ha dovuto richiamare entrambi alla necessità di preservare la fiducia dentro Schengen.