Con il passare dei giorni emerge sempre più chiaramente che la sospensione da parte dell’Italia delle regole di Schengen nei confronti della Spagna, davanti ai gravi fatti di Ceuta, è stato un errore politico. Perché ha accentuato, al di là dell’inedito asse con la Danimarca, l’isolamento politico del governo Meloni nell’Unione europea. E la ritorsione di Madrid, ugualmente deprecabile, cui si è aggiunta la richiesta del cancelliere Merz per il ritorno in Italia - in base al nuovo patto su migranti e asilo in vigore dal 12 giugno - dei cosiddetti «dublinanti», approdati la prima volta sulle nostre coste, non giustificano a posteriori la mossa dell’esecutivo. Anzi, per certi versi l’aggravano.

Siamo stati noi a dare il là alla strumentalizzazione delle regole europee in chiave interna (contro la concorrenza sovranista a destra) proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario un maggiore grado di solidarietà tra i Ventisette. Avverte il francese Thierry Breton, ex vice presidente della Commissione europea, in un’intervista a Domenico Agasso su La Stampa di oggi, che entrambe le decisioni, di Roma e Madrid «tradiscono lo spirito» dell’articolo 25 del codice di Schengen. Ecco qual è il punto. Senza quello spirito non si difendono le frontiere comuni, non si garantisce la sicurezza interna, non si tutelano gli interessi nazionali. E le regole esistenti, per quanto le si voglia forzare a proprio favore, alla fine valgono poco. Senza quello spirito non avremmo mai avuto, nel 1993, il mercato unico.