di
Lara Sirignano
«A fare la differenza col passato sono le temperature molto elevate e soprattutto costanti fin da giugno», commenta l'ingegner Leonardo Santoro. L'emergenza idrica nell'Agrigentino
Il caldo record presenta il conto anche alle dighe siciliane. I numeri forniti dall'Autorità di bacino per il distretto idrografico della Sicilia parlano chiaro. Al primo luglio nei trenta (su 45) invasi siciliani in funzione risultavano 566,78 milioni di metri cubi d'acqua, contro i 607,49 milioni del primo giugno: in un solo mese se ne sono persi 40,71 milioni, il 6,7 per cento del totale. Una perdita dovuta certamente ai consumi, ma sulla quale pesa sempre di più (almeno per un 15%) l'evaporazione.
«A fare la differenza col passato sono le temperature molto elevate e soprattutto costanti fin da giugno» commenta l'ingegner Leonardo Santoro, ex segretario generale dell'autorità distrettuale , ma anche un paradosso: proprio perché nelle dighe quest'anno c'era più acqua, la superficie esposta al sole è maggiore e maggiore è quindi la quantità che si disperde nell'atmosfera. E con agosto davanti il conto è destinato a salire. Il confronto con il 2025 sembrerebbe a prima vista rassicurante: un anno fa, alla stessa data, negli invasi c'erano appena 355,44 milioni di metri cubi d’acqua, il 59 per cento in meno rispetto a oggi. Ma è una fotografia parziale. Perché quelli indicati dall'Autorità di bacino sono, come precisa lo stesso prospetto ufficiale, volumi lordi che non tengono conto del cosiddetto fenomeno dell’interrimento: dello spazio cioè occupato dai sedimenti accumulati sul fondo degli invasi. Terre e sabbie che in decenni non sono state rimosse e che, chiarisce Santoro, «sottrarrebbero alla disponibilità effettiva almeno 150 milioni di metri cubi». Tolto l'interrimento, la riserva realmente disponibile scenderebbe dunque a 350-400 milioni: livelli che riportano vicino alla quantità d'acqua che avevano suscitato gli allarmi della grande sete del2024.







