«È tutto a posto, è tutto a posto». A sentire il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, l’estate 2026 non sarà quella torrida e assetata dell’anno precedente. Niente allarmi, niente emergenze, niente razionamenti. Si va verso la bella stagione «con serenità».
La rassicurazione arriva accompagnata dai numeri dell’Autorità di bacino: nelle dighe siciliane ci sono circa 580 milioni di metri cubi d’acqua, il 58 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le piogge hanno aiutato, alcuni interventi sono stati completati, i dissalatori di Trapani, Porto Empedocle e Gela vengono indicati come parte della soluzione. Insomma, il messaggio è chiaro: la Sicilia ha superato la fase critica.
Eppure, come spesso accade da queste parti, esiste una differenza tra la Sicilia raccontata nelle conferenze stampa e quella che esce dal rubinetto.
Perché mentre a Palermo si celebrano i risultati della cabina di regia regionale, in molte parti dell’isola cittadini, agricoltori e amministratori locali continuano a fare i conti con una situazione che assomiglia molto a un’emergenza. O, se si preferisce, a una normalità talmente degradata da essere diventata invisibile.
Basta fare un viaggio a tappe attraverso la Sicilia per accorgersi che la serenità evocata da Schifani non è ancora arrivata nelle case dei siciliani.










