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Nell’Isola l’acqua costa sempre di più, ma buona parte di quella pagata dai cittadini non arriva ai rubinetti. La conferma del paradosso emerge dalla nuova indagine di Federconsumatori Sicilia sulle tariffe del servizio idrico integrato nei Comuni capoluogo, in un quadro che fotografa una regione spaccata in due: da una parte, territori con costi in linea con la media nazionale, dall’altra, famiglie che sostengono spese nettamente superiori.Se per un nucleo di tre persone con un consumo annuo di 182 metri cubi la media italiana si attesta a 527 euro, al di qua dello Stretto si registrano picchi che superano abbondantemente questa soglia, come ad Enna, che guida la classifica della bolletta più cara con 764 euro, seguita da Siracusa con 738, Caltanissetta con 729, Agrigento con 630 e Palermo con 544. Il motivo? In Sicilia, rimarca l’associazione, «l’acqua si paga due volte: la prima, all’ingrosso, a Siciliacque, società mista partecipata dalla Regione; la seconda, al dettaglio, al gestore locale dei servizi». Ma il problema non riguarda soltanto il modello organizzativo. A pesare sulle tasche degli utenti è soprattutto un sistema che continua a disperdere enormi quantità d’acqua lungo le reti di distribuzione.