Pochissima pioggia a maggio e quasi non pervenuta a giugno, ma l’Isola si conferma, al momento, tra le regioni italiane più ricche d’acqua, prima nel Mezzogiorno per rialzo del volume idrico contenuto nelle dighe rispetto allo scorso anno.È quanto emerge dalla nuova indagine sugli scenari climatici presentata a Roma dall’Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e tutela del territorio e acque irrigue, che in Sicilia segna un +65% di risorsa presente nei bacini al confronto con il 2025, in un quadro completamente capovolto se si pensa al recente passato, con il Sud del Paese in recupero sul Centro-Nord.
Specialmente al di qua dello Stretto, dove, complici le ondate di maltempo registrate durante l’inverno e nel periodo primaverile, gli invasi «si presentano pressoché al colmo pieni oltre l’80% con 242 milioni di metri cubi in più» rispetto a 12 mesi fa. Eppure, nonostante l’abbondanza, in alcuni territori le riserve continuano a sottostare al paradosso delle perdite registrate di continuo negli acquedotti.L’ultima in ordine temporale è stata rilevata da Siciliacque in quel di Gela, nella bretella tra il potabilizzatore e il serbatoio San Leo, con conseguente interruzione del servizio per riparazione e sospensione dell’afflusso idrico nel carcere cittadino, mentre da ieri mattina, sempre causa guasti ma all’acquedotto Favara di Burgio, la turnazione dell’acqua ha subito limitazioni e slittamenti in buona parte dell’Agrigentino, tra il capoluogo e i Comuni di Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Montallegro, Porto Empedocle, Realmonte, Ribera e Siculiana.L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.









