ROMA Sbarcheranno a Lampedusa, sotto il sole spietato di Pozzallo e Porto Empedocle, a Vigata e a Trapani. E si ritroveranno in men che non si dica a Milano e a Monza, sotto i metal detector di Fiumicino e Malpensa, fra i portici di Bologna e i canali di Venezia. Il governo lancia la "frontiera diffusa" per i migranti. Estende a tutto lo Stivale i controlli rapidi per decidere se espellere e rispedire indietro chi non ha diritto all'asilo.
Un decreto firmato da Matteo Piantedosi a fine luglio e pubblicato due giorni fa svela la mappa. Genova, Mantova, Padova e Pordenone, Treviso e Udine: il Nord Italia dovrà sobbarcarsi il carico di verificare i titoli dei migranti che arrivano sulle coste del Meridione. Ma nell'elenco delle 25 nuove province dove saranno istituite commissioni territoriali per le procedure di frontiera figurano città del Centro e del Sud come Benevento e Reggio Calabria, Siena e Vibo Valentia, oltre a decine di porti e aeroporti finora rimasti estranei alla macchina dei controlli.La frontiera estesa Una frontiera unica e diffusa pensata per sbrigare in fretta le pratiche dei migranti che con ogni probabilità non hanno diritto all'asilo in Italia. Ovvero chi proviene dai cosiddetti Paesi "sicuri" e rischia poco ad essere rispedito indietro, stando alla lista stilata nei mesi scorsi dalla Ue. Come il Marocco, al centro della crisi politica fra Italia e Spagna sulle ondate di migranti a Ceuta. O il Bangladesh da dove arriva il grosso dei flussi in Italia e ancora l'Egitto e la Tunisia. Il decreto nuovo di zecca amplia notevolmente la rete dei controlli e sembra attrezzarla per un carico di arrivi che altrimenti sarebbe insostenibile.Che succede se i centri per le procedure di frontiera in Sicilia e in Calabria rischiano di collassare? Si trasferiscono i migranti altrove. A spese dello Stato, ça va sans dire. Un volo aereo dal profondo Sud diretto a La Spezia e Imperia, a Latina e Ferrara. L' «integrazione delle zone di frontiera e di transito» - questo il titolo del decreto firmato il 21 luglio scorso dal ministro dell'Interno e visionato dal Messaggero - è prevista dalla normativa europea. Cioè dal Patto Ue per la migrazione e l'asilo recepito dal governo Meloni con un decreto legge a metà giugno. Insomma niente strappi con Bruxelles, chiariscono a scanso di equivoci dal governo: «Le procedure accelerate potranno essere svolte non in regime di trattenimento ma anche in accoglienza presso centri in molte parti d'Italia senza che ciò significhi di essere entrati sul territorio nazionale: è una possibilità del Patto Ue». Ma intanto prende vita una frontiera immateriale che taglia l'Italia da Nord a Sud e potenzierà notevolmente la macchina dei controlli. E delle espulsioni.Il migrante con scarse chance di asilo in Italia, invece che affollare ulteriormente i centri nel Meridione, potrebbe trovarsi così ad affrontare un colloquio vis-a-vis con le forze dell'ordine a centinaia o migliaia di chilometri dalla zona costiera dove è sbarcato.La lista Nella nuova lista elencata dal Viminale - va ripetuto, in attuazione del nuovo Patto Ue - figurano i "valichi esterni di Schengen" ossia anche gli aeroporti dove arrivano voli da Paesi non appartenenti allo spazio di libera circolazione Ue: Fiumicino e Ciampino, Pisa, Napoli, Bari e Brindisi e così via. Per l'occasione il Viminale promette di dar vita, da qui a ottobre del 2027, a ben diciannove sezioni aggiuntive delle "commissioni territoriali" per oliare la macchina dei rimpatri, due sorgeranno a Roma e Milano.Quattro settimane per decidere sulle domande d'asilo, dodici al massimo per trattenere il migrante. Sospeso in un limbo giuridico duramente criticato dalle ong: fisicamente si trova in Italia, magari a Milano o in un'altra delle grandi città elencate dal governo, ma nei fatti non è autorizzato il suo ingresso nel territorio italiano.La nuova rete estesa a tutto il territorio nazionale sbrigherà i "controlli rapidi" dei migranti inizialmente affidati ai centri costruiti dall'Italia in Albania, prima di trasformarli in Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr). Da Avs attacca l'eurodeputato Leoluca Orlando: «I migranti sono considerati merce tossica utilizzabile come forza lavoro, senza diritti e un pericolo per la sicurezza»













