Li vediamo sempre più spesso anche nelle stagioni musicali di prestigio. Sono i film-concerto, cioè le proiezioni cinematografiche con l’esecuzione dal vivo della colonna sonora. Le luci si spengono, sul grande schermo al di sopra del palcoscenico comincia il film e quando arriva il momento della musica c’è un’orchestra o un gruppo a eseguirla in sincronia con le immagini. I film-concerto sono arrivati nei cartelloni della Scala, dell’Opera di Roma, del Maggio musicale fiorentino. È un fenomeno internazionale che fa staccare molti biglietti anche a Londra, New York e Berlino. È il caso, per esempio, di “Avatar”, “Harry Potter”, “Il gladiatore”, “Dracula”, “Star Wars”. Senza contare i film di Leone musicati da Morricone e quelli di Fellini con la partitura di Rota. Il Lac di Lugano ha chiesto a Paolo Fresu di ricreare la musica di “Ascensore per il patibolo”, film di Louis Malle del 1958, la cui colonna sonora fu affidata al quintetto jazz guidato dal già famoso Miles Davis.Accadrà in Sala Teatro il 19 settembre. «Quello dei concerti e quello del cinema sono due linguaggi condivisi: vederli insieme agli altri spettatori dà un’altra emozione», afferma Fresu, tra i maggiori trombettisti e compositori del panorama jazz internazionale. «Musicare in diretta con il mio quintetto “Ascensore per il patibolo” è molto creativo e fascinoso».La colonna sonora del film di Louis Malle, noir spesso associato agli esordi della Nouvelle vague francese, venne registrata da Miles Davis e dai suoi musicisti proprio mentre vedevano il film. Il giorno precedente avevano assistito a una proiezione e si erano confrontati con il regista. Ma quella sessione in studio a Parigi fu unica in molti sensi: durò solo una notte e fu totalmente improvvisata. Nessuna partitura scritta. «Louis Malle prese alcune parti anche molto brevi di queste improvvisazioni e le collocò nel film», aggiunge Fresu: «Nella colonna sonora c’è un solo tema, intitolato “Générique”, che definisce il percorso. Non possiamo allontanarcene, altrimenti il film cambia volto. Praticamente è come copiare un quadro che non c’è, ci sono solo i colori. Per noi la scommessa è ricostruire situazioni e colori simili a quelli realizzati da Miles. Lo abbiamo già fatto in un concerto a Vicenza: è stato un grandissimo successo e ci siamo molto divertiti».Con la colonna sonora del film Miles Davis creò anche le premesse per la sua nuova musica rivoluzionaria. «L’anno successivo, nel 1959, uscì “Kind of blue”, uno dei dischi più ascoltati e venduti della storia, un vero capolavoro», ricorda Fresu. «Nella notte di improvvisazione di “Ascensore per il patibolo” Miles ha sperimentato la musica modale, costruita su uno o due accordi. Prima del modale, i brani di Dizzy Gillespie e Charlie Parker potevano contenere cinquanta accordi. In “So what”, il brano più rappresentativo di “Kind of blue”, ce n’è solamente uno. Questo obbliga i musicisti a lavorare sul silenzio, sullo spazio e sull’interplay, cioè l’ascolto dell’altro. Tutto questo è già in “Ascensore per il patibolo”.«Il repertorio delle colonne sonore viene quindi riscoperto e valorizzato. Può essere interessante chiederci se alcune di queste musiche create per il cinema siano ormai classici del Novecento e del Duemila. Un film-concerto che posto può avere in un progetto culturale? «Deve essere pensato, non buttato lì. Presenta in una forma nuova capolavori cinematografici con colonne sonore interessanti dal punto di vista musicale», dice Andrea Amarante, direttore generale del Lac, in una Svizzera ticinese piattaforma culturale europea di confine. «È importante avvicinare il pubblico generalista. Tante persone pensano che il concerto sinfonico sia per un pubblico esclusivo. Il film-concerto è un ottimo modo per vedere e sentire un’orchestra dal vivo».Nel quintetto di “Ascensore per il patibolo” suonavano tre musicisti francesi. Oggi, quasi settant’anni dopo, «c’è un’impronta europea nel jazz», annota Fresu. «Quando ho iniziato a suonare, negli anni Ottanta, dipendevamo dal linguaggio afroamericano, anche se c’erano trombettisti come Enrico Rava che ce l’avevano fatta anche a New York. A partire dagli anni Novanta abbiamo innestato elementi preziosi nel jazz: l’Opera, la nostra canzone, la musica partenopea e quella mediterranea. Questo jazz si confronta ad armi pari con quello americano». Secondo Fresu il jazz è diventato di nuovo popolare: “Ci suggerisce l’apertura, la capacità di ascolto, la curiosità e il concetto di libertà, multietnica e multiculturale. Sono piccole metafore che dovremmo portare nel nostro quotidiano e nella costruzione delle nostre società». Come Davis, Fresu ha scelto la tromba per esprimersi. «Nella tromba vibrano le labbra, ci sono pensiero e canto, è l’espressione di mente e sentimento. È uno strumento che ti permette di raccontare quello che provi in maniera diretta e trasparente. È una voce».
L’ascensore tra Fresu e Miles
Il capolavoro di Malle del 1958. La colonna sonora eseguita live dal quintetto del trombettista sardo. Il film-concerto al Lac: “Davis e i suoi registrarono tut







