L'architetto Pierluigi Nervi ha parlato del progetto di restauro dell'impianto romano

"C'era una volta un impianto sportivo dedicato al calcio, anche internazionale, e ad altre attività quali il nuoto, il pugilato, la scherma, la ginnastica, che venne realizzato per le Olimpiadi del 1960, lo stadio Flaminio. L'impianto, completato alla vigilia dei Giochi nel pieno rispetto di tempi e costi, venne considerato da subito una perla di architettura moderna per le soluzioni tecniche e strutturali adottate che ne facevano apprezzare la gradevolezza e funzionalità dell'insieme. Gli spettatori potevano quasi partecipare all'evento che si svolgeva sul campo di gioco, tanto erano nitidi i dialoghi tra i giocatori e tra questi e le panchine, dovuto alla vicinanza al terreno. Purtroppo negli anni a seguire il disinteresse, l'incuria, l'abbandono fecero sì che, come la strega Malefica della fiaba La Bella Addormentata avvolse di rovi il castello ove era prigioniera per renderlo inaccessibile al principe che voleva liberarla, così divenne anch'esso un luogo dove l'accesso fu impossibile per chiunque. Oggi non è possibile nemmeno effettuare una partita di bocce al suo interno. Come la principessa venne liberata grazie all'amore del principe così oggi l'amore per questa struttura vuole liberarlo dallo stato pericoloso e malsano in cui versa ormai da troppo tempo". Così l'architetto Pierluigi Nervi, a proposito del progetto di restauro dello stadio Flaminio a Roma.