di Nicolantonio Agostini
Il programma di Futuro Nazionale promette di riportare ordine in una società considerata decadente. Il partito di Roberto Vannacci propone un “mutuo tricolore”, con interessi decrescenti al crescere del numero dei figli, perché gli italiani tornino a “procreare ed educare altri italiani”. Difende la famiglia tradizionale, combatte aborto, “ideologia gender” e linguaggio inclusivo, invoca la remigrazione e un tetto alla presenza straniera.
Il responsabile del programma, Lorenzo Gasperini, ha persino rivalutato il patriarcato come principio capace di attribuire “un fine” e “un ordine” alla forza maschile.
Presentato come futuro, questo progetto ricorda piuttosto una svolta avvenuta circa diecimila anni fa: la rivoluzione agricola. Per gran parte della preistoria Homo sapiens visse in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori relativamente egualitari. Non erano paradisi pacifici, ma la mobilità e la difficoltà di accumulare ricchezze impedivano a pochi individui di controllare stabilmente le risorse. Il prepotente poteva essere deriso, isolato o, in casi estremi, eliminato. L’antropologo Christopher Boehm ha parlato di “gerarchie inverse”: era il gruppo a coalizzarsi per tenere sotto controllo l’aspirante dominatore.












