Pubblichiamo il contributo di Monica Frassoni, ex co-presidente del Partito verde europeo, sul messaggio congiunto diffuso da Giorgia Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen. La leader di centrosinistra è abituata ad appropriarsi degli argomenti della destra, sull’immigrazione, a fini elettorali: in Danimarca ha funzionato. Ma in Europa l’effetto rischia di essere disastroso.

Lunedì 10 agosto Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno pubblicato sui social un messaggio congiunto: "Cari tutti, siamo consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione", in cui rivendicano, come uniche due donne leader di governo nell'Unione, una linea durissima sull'immigrazione, la richiesta di centri di rimpatrio in Paesi terzi e la difesa del "patrimonio culturale cristiano" europeo.

C'è qualcosa di profondamente tossico, per chi si riconosce nel campo liberal-progressista-ecologista o semplicemente europeista, nella firma di Mette Frederiksen sotto questa lettera. Perché conferisce ulteriore credibilità a un impianto costruito su narrazioni parziali e in parte false, su un lessico identitario e divisivo, che la sinistra e non solo aveva sempre riconosciuto come proprio avversario anche perché non offre soluzioni positive efficaci. E in Italia l'effetto pratico è duplice: toglie spazio, ancora una volta, alla tragedia climatica di queste settimane e agli altri innumerevoli problemi che non affronta; e strizza l'occhio, legittimando in qualche modo, anche alla versione più estrema e retrograda, di questa stessa supposta difesa "cristiana" dell'Europa: il manifesto di Futuro Nazionale, pubblicato da Vannacci proprio ieri, che chiede vent'anni di residenza e "l'assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana" per ottenere la cittadinanza italiana, definendo la presenza di altri popoli "una minaccia all'esistenza di una identità sociale". Non è un approccio poi così diverso da quello della lettera, portato naturalmente alle sue conseguenze più estreme. Anche questo è un cedimento imperdonabile per chi si dice progressista: aprire ulteriore spazio ad un programma di per sé contrario ai valori europei diventa discutibile e “moderabile” invece che totalmente inaccettabile.