Le regole di bilancio europee si basano ora sui piani fiscali di medio periodo e sulle traiettorie della spesa netta dei paesi. Ma come si distingue la parte del disavanzo dovuta alle decisioni del governo da quella prodotta dalla congiuntura economica?

Lo “spazio di perdono” delle regole europee

La nuova governance economica europea è ormai entrata nella fase operativa. La sorveglianza dei bilanci nazionali si concentra oggi sui piani fiscali di medio periodo e sulle traiettorie della spesa netta differenziate per paese. Resta invece quasi invisibile una questione più tecnica, ma non meno politica: come si distingue la parte del disavanzo dovuta alle decisioni del governo da quella prodotta dalla congiuntura economica?

Il problema è particolarmente importante per l’Italia, ancora sottoposta a procedura per disavanzo eccessivo e per la quale l’Istat prevede nel 2026 una crescita di appena lo 0,7 per cento: anche un piccolo errore nella misurazione del ciclo può tradursi in miliardi di aggiustamento aggiuntivo.

Durante una recessione, le entrate diminuiscono e alcune spese, come i sussidi di disoccupazione, aumentano automaticamente, sostenendo redditi e domanda. Imporre allo stato di compensare subito il peggioramento significherebbe aumentare le imposte o tagliare la spesa nel momento peggiore. Per evitarlo, il saldo di bilancio viene separato in una componente strutturale, attribuita alle scelte discrezionali, e in una componente riconducibile all’andamento del ciclo economico. La componente ciclica rappresenta, dunque, lo “spazio di perdono” concesso dalle regole. La sua dimensione dipende dall’output gap, cioè dalla distanza tra il Pil effettivo e il Pil potenziale. Il primo è osservabile; il secondo deve essere stimato. Ed è qui che nasce il problema.