Il leghista come al solito si imbuca dove non è invitato e colonizza la memoria altrui. Ma la vedova e padrona di casa gli ha dato una patente di legittimità culturale. Meno male che la nipote ha rivendicato la verità dei testi di Faber.
All’ombra dell’ultimo sole della Gallura il vecchio pescatore ha smesso di versare vino e spezzare pane per chi dice «ho sete e ho fame». All’Agnata, per il festival Time in Jazz, la parabola libertaria di Fabrizio De André ha subito un trattamento da far accapponare la pelle: il pane e il vino dell’accoglienza sono stati serviti su un vassoio d’argento direttamente al potere in carica, quello che viaggia con la ruspa d’ordinanza nel bagagliaio. Matteo Salvini, del resto, fa il suo mestiere da una vita: si imbuca dove non è invitato, colonizza la memoria altrui e si piazza in prima fila solo per il gusto di far saltare i nervi a qualcuno. Ma la vera sorpresa è stato lo zelo di Dori Ghezzi, decisa a offrirgli la sponda perfetta, facendolo accomodare proprio al suo fianco.
Dori Ghezzi seduta accanto a Salvini.
Il ministro blindato dietro la scusa del pacifismo
Questo posizionamento fisico, da cerimoniale di Stato, e la successiva difesa d’ufficio del ministro contro i fischi della piazza costituiscono una patente di legittimità culturale in piena regola. Quando una ragazza si è alzata tra la folla per dire che lei con le idee di un leghista non vuole spartire nemmeno lo spazio di un concerto, la padrona di casa è corsa al microfono per blindare il ministro dietro la scusa del pacifismo: «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo».










