La moglie di Fabrizio De André torna sulla contestazione al leader della Lega durante il concerto di Diodato. E sulla nipote Alice, che aveva criticato la presenza del vicepremier, dice: «Fabrizio non era un santino»
«Io ho difeso un principio. Ho detto che non si caccia qualcuno da un concerto perché ha idee diverse dalle nostre». È questo il punto da cui parte Dori Ghezzi nel raccontare, in un’intervista a La Stampa, quanto accaduto all’Agnata durante il concerto di Diodato in memoria a Fabrizio De André. La serata, che avrebbe dovuto essere soprattutto un omaggio a Faber, si era trasformata in un caso politico dopo la contestazione di una spettatrice alla presenza di Matteo Salvini. La donna aveva deciso di lasciare il concerto, provocando la reazione di una parte del pubblico. Ghezzi, che era accanto al vicepremier, aveva scelto di intervenire per invitare alla calma. Una posizione che ha aperto un confronto anche all’interno della stessa famiglia De André, soprattutto dopo il video pubblicato sui social dalla nipote Alice.
La posizione di Dori Ghezzi
A La Stampa, la moglie di De André spiega di non aver voluto difendere Salvini né le sue posizioni politiche. «Mi è dispiaciuto soprattutto che il concerto fosse interrotto», racconta. Diodato, spiega, stava cantando con grande intensità e rispetto per Fabrizio e in quel momento le era sembrato importante proteggere quell’atmosfera. Per Ghezzi il problema non era quindi la possibilità di criticare Salvini. Al contrario, considera il dissenso perfettamente legittimo. «Si può discutere, si può contestare, si può – si deve – criticare anche duramente», dice e aggiugne, «non credo che la democrazia possa vivere solo tra persone che la pensano allo stesso modo». Quello che non condivide però è l’idea che una persona debba essere esclusa perché le sue idee politiche sono lontane da quelle degli altri spettatori.











