La terza generazione è più elegante, ma soprattutto sfodera un V6 a gasolio che usa anche il turbo elettrico: rapida in ripresa e precisa tra le curve, anche grazie alle 4 ruote sterzanti

Audi Q7 terza generazione

Crozet (Francia) Se l’auto fosse ancora e soltanto quel che vale, cioè la sua capacità di migliorare costantemente con la tecnica, della nuova Audi Q7 parleremmo bene, ma in fondo senza stupirci. In un mondo diverso, sarebbe stato solo logico aspettarsi dalla terza generazione più qualità, maggiore agilità e prestazioni nettamente migliori dal suo motore a gasolio. La sorpresa è che invece nuova Q7 ci riesca nonostante tutto, in questa terra di mezzo che prima ha svalutato il diesel e poi si è ritrovata a rimangiarsi le promesse sul futuro prossimo al 100% elettrico. Strano a dirsi in un tempo di polemiche e retromarce. La storia della nuova Audi Q7, come se nulla fosse, è andata proprio come sarebbe dovuta andare.

Grande ma eleganteIn 5,06 metri c’è una lunghezza praticamente identica rispetto alla versione precedente, ma con 5 centimetri di altezza in più e fiancate che salgono con maggiore decisione verso la coda. C’è un notevole lavoro di cesello nell'affinare le forme, e invece aggiungere particolari, dettagli curati, come la nuova griglia frontale rialzata o gli elementi inferiori della carrozzeria che servono ad incanalare i flussi d’aria, quindi a diminuire la rumorosità. Q7 resta imponente, ma le linee sono eleganti, con qualità della verniciatura impeccabile. La tecnologia è volutamente ben nascosta, come nel caso dei fari ben più sottili che in passato, ma ora con sistema Matrix Led che deviano al millimetro i fasci luminosi, rischiarano la corsia di marcia adattandosi ai cambi di traiettoria e creano zone d’ombra per proteggere le auto che provengono in senso opposto. È una funzione che si apprezza concretamente, nel quotidiano, ora con la luce degli indicatori laterali che viene proiettata anche sull’asfalto, per allertare pedoni e ciclisti nelle ore notturne.