Le auto sparivano e, poco dopo, qualcuno si faceva avanti per indicare ai proprietari l’unico modo per riaverle: pagare. Bastavano poche parole. La minaccia era implicita: senza la consegna del denaro, il mezzo rubato non sarebbe stato restituito. A gestire il «cavallo di ritorno» sarebbe stata una banda di pregiudicati con base allo Zen. A quasi due anni dal blitz con sette arresti, la Procura ha chiuso l’inchiesta. Sono 44 le persone coinvolte nel procedimento coordinato dal pubblico ministero Sergio Mistritta. L’elenco delle accuse è lungo: estorsioni, tentativi di estorsione, furti e ricettazione ma anche riciclaggio, una rapina e detenzione e vendita di armi.Le indagini erano state avviate nel 2021 dai carabinieri della compagnia San Lorenzo e dai poliziotti della squadra mobile. Il primo blitz, scattato il 27 settembre 2024, aveva portato a sette arresti, mentre altre 22 persone erano rimaste indagate a piede libero. Fra gli arrestati di allora, Stefano Angelo Randazzo, Giuseppe Basile e Francesco Nappa compaiono anche tra i 44 destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini. Il nome che torna nella maggior parte degli episodi è quello di Randazzo, spesso affiancato da Basile, detto «Pipì». Fra gli indagati figurano anche Mariano Lo Iacono che, nel luglio scorso, è stato condannato a 10 anni nel processo nato dalla maxi operazione antimafia culminata con 181 arresti.Un servizio completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale
Auto rubate e traffico d’armi, le accuse alla banda dello Zen
La Procura di Palermo ha chiuso l’inchiesta: in 44 rischiano il processo. Le indagini, avviate nel 2021 dai carabinieri di San Lorenzo e dalla squadra mobile









