Gli elicotteri squarciano il silenzio della notte. In corso allo Zen e nel mandamento San Lorenzo Tommaso Natale il blitz dei carabinieri: i militari, coordinati dalla Procura guidata da Maurizio de Lucia, hanno eseguito 22 ordinanze (15 i fermi, 7 erano già detenuti) per i responsabili a vari livelli dell’ondata di estorsioni che per mesi ha afflitto il territorio di Sferracavallo, Tommaso Natale, San Lorenzo, Isola delle Femmine, Marinella e Cardillo. Durante i controlli sono state sequestrate due granate.Tra i vertici, come anticipato dal Giornale di Sicilia, c’era Salvatore Verga, 35 anni, originario della Marinella, che dal carcere avrebbe comandato alla manovalanza dei giovanissimi dello Zen 2 alcuni dei raid che hanno distrutto vetrine, automobili, autolavaggi e piazzato le bottiglie che pubblicizzavano il pizzo, marca «5.000», come gli euro che i commercianti avrebbero dovuto corrispondere a titolo di messa a posto agli esattori delle famiglie mafiose. Non solo, Verga dal carcere (è detenuto a Trani) avrebbe gestito pure un giro di droga. Stanotte è stato notificato il fermo ai genitori, Gaetano Verga e Maria Claudino, che abitano alla Marinella. Qui è stato arrestato anche Matteo Salamone, uno dei picciotti che riscuotevano il pizzo.Una cifra trattabile e pagabile anche a rate, che i picciotti per mesi hanno provato a riscuotere dopo gli attentati. Giravano spavaldi e in alcuni casi avrebbero chiesto le somme «per stare in pace» anche davanti ai clienti.I raid iniziarono a novembre, quando davanti a dieci tra locali e negozi di Tommaso Natale e Sferracavallo furono trovate le prime bottigliette (una per ognuno) con la benzina e il pizzino che indicava la cifra da pagare. La stessa notte furono date alle fiamme 11 barche nel rimessaggio della Icone marine di Isola delle Femmine.Poi toccò al deposito di Sicily by car in via San Lorenzo: il 23 marzo tre uomini scavalcano le mura e scaricano 30 colpi di kalashnikov contro le auto parcheggiate. Sarà il primo di una lunga serie di attentati eseguiti con la terribile mitragliatrice di fabbricazione sovietica.Una settimana più tardi l’incendio all’autolavaggio del Q8 di viale Lanza di Scalea, struttura cui si appoggiava proprio l’azienda guidata da Tommaso Dragotto. Ad aprile torna a tuonare il kalashnikov: prima contro l’autorimessa di via Sferracavallo dei fratelli Natoli e poi contro il ristorante Il Brigantino, già destinatario di una delle bottigliette piazzate a novembre.In mezzo attentati contro una macelleria e un panificio della via Einaudi allo Zen, un bar e una pizzeria a Barcarello. E ancora le bottigliette lasciaste davanti a otto lidi a Isola delle Femmine, altri due attentati alla Sicily by car, è stato incendiato parte del parco auto e le tre intimidazioni al bar Chéri di via Ignazio Mormino allo Zen.Contro il bar, le famiglie mafiose di Tommaso Natale San Lorenzo avrebbero avuto un conto aperto: almeno dal 2022 provano a imporre il pizzo ma «quelli sono quattro cani abbandonati, quelli denunciano» spiegava Antonino Mazza a Domenico Ciariamitaro e Francesco Stagno. Ma i due mafiosi, Ciariamitaro in particolare, non sembravano spaventati: «Con le buone o con le cattive» dicevano: ne andava della credibilità dell’organizzazione; tutti dovevano pagare.E così prima una bottiglia e i petardi, poi l’incendio ai condizionatori esterni e infine nuovi colpi di kalashnikov contro le vetrine: l’ultimo sussulto del gruppo di giovani rampanti che ora si ritrova le manette ai polsi.I nomi dei destinatari dei provvedimenti
L'ondata di estorsioni a Palermo, blitz allo Zen con 15 fermi VIDEO NOMI
Tra i vertici, per gli inquirenti, c’è Salvatore Verga che dal carcere avrebbe comandato alla manovalanza i raid e gestito un giro di droga. Fermati anche i suoi genitori









