In cella nel carcere di Trani oltre a tre cellulari gli hanno trovato il “libro mastro” delle estorsioni a Salvatore Verga, un 35enne palermitano. Sarebbe lui l'organizzatore del nuovo devastante assalto del racket delle estorsioni all'ombra di Cosa nostra che ha sconvolto e terrorizzato negli ultimi mesi Palermo tra Tommaso Natale, Sferracavallo, Mondello e Isola delle Femmine.Tra sventagliate di kalashnikov, bottiglie incendiarie e bigliettini con la solita frase: “devi metterti a posto”. E dalla cella Verga faceva regolarmente le videochiamate ai suoi picciotti per tenersi aggiornato su attentati e riscossioni. Ci sarebbe da chiedersi se è proprio lui il mandante della devastazione, oppure ha preso ordini da qualche boss di rango con cui era magari in contatto.Su Verga (“ruolo di sicuro rilievo”) ha parlato di recente anche il neo collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino, arrestato il 20 marzo scorso. In ogni caso questa nuova ondata di terrore mafioso ha adesso una sua spiegazione giudiziaria nei decreti di fermo decisi dalla Procura guidata da Maurizio de Lucia, dopo le frenetiche e impegnative indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo.Sono quindici le persone sottoposte a fermo, tra vecchie conoscenze e nuovi personaggi sbucati all'improvviso che volevano “andare a comandare”. E tra questi ci sarebbe proprio Verga. Un quadro investigativo preciso focalizzato dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio che ha lavorato insieme ai sostituti Giovanni Antoci, Felice De Benedittis e Andrea Fusco, per venire a capo della nuova offensiva mafiosa.Oltre a Verga sono stati sottoposti a fermo Salvatore Ariolo, Gioacchino Buzzotta, Gian Mattia Celestino, Massimiliano Clemente, Andrea Perugia, Rosario Piazza, Giuseppe Pirrotta, Baldassarre Rizzuto, Manuel Salamone e Matteo Salamone. Sono tutti palermitani doc, variamente articolati secondo i pm tra mandanti, esecutori degli attentati incendiari ed esattori del “pizzo”. Sette degli indagati si trovano già in carcere per altri motivi.L'ipotesi di reato principale contestata è ovviamente l'estorsione aggravata dal metodo mafioso nel terrorio del mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo, che abbraccia le “famiglie” di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Carini e Capaci/Isola delle Femmine.Sul fatto che il manoscritto trovato in cella a Verga sia un vero e proprio “libro mastro” delle estorsioni e della sua rete criminale sul territorio, in Procura non hanno dubbi, è pienamente desumibile dagli esercizi commerciali elencati. E tra questi ci sono la Pizzeria Ulisse, i ristoranti Delfino, Temptation, Frontemare, Brigantino e Grecale, il parcheggio Natoli e l'autonoleggio Sicily by Car, tutti precedentemente oggetto di atti intimidatori.Secondo i pm l’azione estorsiva della cosca mafiosa negli ultimi mesi ha dato nuovo slancio al gruppo, con modalità che sono definite violentissime e para-terroristiche, per una attività impositiva pressante nei confronti di imprenditori e commercianti. Verga al telefono, dalla sua cella del carcere di Trani, coi messaggi, diceva infatti ai suoi di lavorare “a tappeto”.E' stata una impressionante e serrata sequenza di atti incendiari e intimidazioni, una l'hanno realizzata perfino alla “vecchia maniera” con un testa di capretto. Ma c'è un punto fermo molto importante che viene sottolineato dalla Procura, e cioè che soltanto grazie alle denunce presentate da “coraggiosissime vittime” è stato possibile ricostruire il contesto, che è purtroppo soltanto una minima parte dei ricatti del racket, destinata in buona parte a restare nascosta dietro la cappa di assoggettamento e omertà.Una conferma del ruolo assunto da Verga i pm e i carabinieri l'hanno avuta l'11 giugno scorso, dopo il fermo di Rosario Piazza e Davide Carcione. Lavorando sui loro telefoni hanno potuto accertare come Piazza fosse “a disposizione” di Verga. E come, lo stesso 11 giugno, qualche ora prima dell’esecuzione del provvedimento, Piazza e l’altro indagato Gian Mattia Celestino sotto la “direzione” di Verga avessero appiccato il devastante incendio in una delle sedi della Sicily by Car in via San Lorenzo. I messaggi tra loro al telefono sono emblematici: “portati ki vuoi... l'importante ke bruciaaa tuttooo”.C’è poi un secondo provvedimento di fermo disposto dalla Procura ed eseguito questa mattina dai carabinieri, che riguarda un gruppo al cui vertice ci sarebbe sempre Salvatore Verga, che si occupava del mercato degli stupefacenti a Tommaso Natale, immettendo sulle piazze di spaccio marijuana, hashish, cocaina e crack.Questo troncone d’inchiesta è stato gestito dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio con i sostituti Andrea Fusco e Daniele Di Maggio. I fermi riguardano Paolo Albamonte, Maria Claudino, Stefano Claudino, Salvatore D’Arpa, Emanuele Donesi, Giuseppe Faija, Marco Ferrante, Aldo Tenerelli, Gaetano Verga, Salvatore Verga e Khemais Lausgi.Il neo collaboratore Alessio D’Agostino, per quanto riguarda il traffico di droga ha raccontato che Verga “aveva preso comando nella zona di Tommaso Natale, Sferracavallo, ed anche Cinisi, Carini. Tutte queste zone limitrofe, tramite telefono. […] è una personalità molto forte. Io lo descrivo un pazzo... non gli interessa fari soldi, gli interessi farsi un nome […] Tutta la cocaina allo Zen la dà lui. Obbligatoriamente. […] il Verga si vantava, dice, io non sono come gli altri. Dice: io fazzu campari a tutti!”.