Primo giro di interrogatori per i giovanissimi del clan guidato da Salvatore Verga che per mesi ha terrorizzato i commercianti di Tommaso Natale, Isola delle Femmine, Sferracavallo e Capaci. In otto sono stati sentiti dal giudice per le indagini preliminari Filippo Serio.Si tratta di Gioacchino Buzzotta, Gian Mattia Celestino, Giuseppe Pirotta, Manuel e Matteo Salamone, Baldassare Rizzuto, Massimiliano Clemente, Salvatore Ariolo. I giovanissimi che pendevano dai messaggi inviati dal carcere da Verga hanno scelto la strada del silenzio. Nei prossimi giorni sono attesi gli altri componenti della banda.

Pagati poche centinaia di euro ad attentato - come aveva anticipato il Giornale di Sicilia - erano la manovalanza guidata sul territorio da Matteo Salamone e Rosario Piazza, che mantenevano il rapporto costante con il giovane boss che si trovava dietro le sbarre della casa circondariale di Trani.

Le indagini, però, non si fermerebbero qui. Il filone di intimidazioni e attentati a Tommaso Dragotto, patron di Sicily by Car, colpita tre volte con una raffica di kalashnokov a marzo e con due incendi a fine maggio e a giugno che hanno distrutto parte del parco auto, è ancora in fase di approfondimento. Gli investigatori stanno cercando di capire se possa esserci una convergenza di interessi. Dalle carte dell’inchiesta è emersa la volontà ferrea di Verga di colpire i depositi di via San Lorenzo e di Villagrazie di Carini: «Deve pagareee» scriveva su whatsapp a Rosario Piazza, autore degli ultimi due attentati, eseguiti facendo scoppiare bombole a gas a Carini e cospargendo invece con la benzina le auto custodite in via San Lorenzo. Qualcuno ha ordinato a Verga di colpire Dragotto? Le mire su Sicily by car su hanno solo il marchio del pizzo o c’è un retrogusto di vendetta?E rimane aperto anche il tema del kalashnikov - che nel blitz di domenica notte non è saltato fuori - e dell’intero arsenale fatto da pistole e fucili d’assalto che Verga ha fatto arrivare a Palermo. Bisogna ricostruire la filiera: capire chi ha fatto da corriere o dove erano stati imbarcati i borsoni di cui parla il pentito Alessio D’Angelo; chi è il contatto in carcere di Verga e chi il fornitore. Ma soprattutto, dove sono nascosti e chi li ha imbracciati. Il ventre dei casermoni è profondo, ma dove fosse nascosto e chi custodisse l’Ak47 lo sapevano Verga e anche Salamone. I picciotti dello Zen si occupavano in gran parte di riscuotere la messa a posto, piazzare le bottigliette e dare fuoco. È plausibile che le faccende più delicate, come imbracciare un mitragliatore, Verga le affidasse ai suoi. Come è stato per Danilo D’Ignoti - uomo di Verga per la gestione dei traffici di droga in via Montalbo - quando la raffica di kalashnikov ha colpito la palazzina popolare al numero 2 di via Don Minzoni.Di certo, l’intreccio che si è creato nel carcere pugliese dove il giovane boss era detenuto potrebbe giocarsi su più livelli, aprendo le porte a trattative e contatti tra nomi più pesanti di un semplice ex picciotto che ha scalato velocemente le gerarchie della Cosa nostra di Tommaso Natale San Lorenzo. Verga aveva assicurato il controllo della manovalanza cresciuta con i Lo Iacono allo Zen e del business della droga. Ma sopra di lui potrebbero muoversi altri fili.Il puparo al momento sembra invisibile, ma per poter sparare e mettere nel mirino 50 negozi - tanti sono quelli scritti nel pizzino mastro trovato in carcere a Verga - serve un permesso. Soprattutto se nel territorio girano personaggi di peso come Calogero Lo Piccolo, figlio e fratello di Totuccio detto il Barone e Sandro, entrambi condannati all’ergastolo. La linea di comando dei capi mandamento ha sempre dato una continuità con la famiglia Lo Piccolo. Il potere, almeno quello visibile e più roboante, si era spostato alla Marinella, regno di Verga nel quale operavano anche i suoi genitori, il padre Gaetano e la mamma Maria Claudino, entrambi fermati nell’ultimo blitz.Ma le recenti inchieste, specie l’ultima, hanno dimostrato come il carcere non sia più un ostacolo (o forse non lo è mai stato). Anche dalle celle si può comunicare con messaggi e videochiamate, o far arrivare messaggi criptici sul territorio. Nel 2024, la moglie di Salvatore Lo Piccolo, fu ricoverata per alcuni giorni in una nota clinica privata, nella stessa stanza con la moglie di un altro vecchio boss, cui fu recapitato un messaggio.