Puntuale come ogni anno dal 2017, è uscito da poco il nuovo rapporto Global Trends in Climate Change Litigation 2026 Snapshot del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment della London School of Economics, studio di riferimento a livello mondiale sulle cause climatiche, un fenomeno dalle radici ormai sempre più solide ai quattro angoli del pianeta.

È un must-read per chiunque si occupi di crisi climatica e giustizia climatica. Ad esempio per le innumerevoli Ong nel mondo che soprattutto negli ultimi dieci anni hanno deciso di battere le vie legali per cercare di ottenere appunto giustizia. Visto che attraverso i canali tradizionali, a cominciare dalle tanto strombazzate Cop, riuscire ad alzare l’asticella della lotta al collasso climatico è diventata quasi una mission impossible.

Come sempre il report è una miniera di dati, informazioni, riflessioni e anche di ulteriori riferimenti che consentono a chi lo desidera di espandere ad libitum l’approfondimento sui contenziosi climatici.

Qui mi soffermo su alcune questioni che riguardano più da vicino gli attori finanziari. Specie quelli che continuano a sostenere il modello di sviluppo largamente ancorato ai combustibili fossili che ahinoi è ancora dominante, nonostante seguitino a scoppiarci in faccia in modo sempre più virulento gli impatti devastanti della crisi climatica. Della quale l’utilizzo dei combustibili fossili è di gran lunga la prima e principale causa, cosa che va ricordata ad nauseam a beneficio in particolare di quelli di più dura cervice o con una memoria da pesce rosso.