Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud

«Neurofibroma plessiforme sintomatico ed inoperabile». Il piccolo Luca, nome di fantasia, compirà dieci anni fra poco più di due mesi, ma ha già una corposa cartella clinica e una diagnosi che è una sentenza. Una malattia rara, una di quelle dai nomi impronunciabili, Neurofibromatosi tipo 1, e i cui segni si portano addosso tutti i giorni, tutti il giorno. Non c’è una cura, ma c’è una terapia, per una convivenza forzata da cui non si può prescindere: un farmaco salvavita, e se è chiamato così un motivo ci sarà e non è un bel motivo. Se un farmaco va assunto per – la definizione è questa – salvare la vita, non ci sono ritardi e intoppi burocratici che tengano. Va preso e basta. Eppure è proprio uno di quegli intoppi ad essere al centro della denuncia che la mamma di Luca, Anna – anche questo è un nome di fantasia –, ha presentato ai carabinieri di Messina pochi giorni fa.

Anna spiega qual è la patologia del figlio e che gli è stata prescritta «una terapia farmacologica salvavita a base del farmaco Koselugo, con dosaggio pari a 6 capsule giornaliere, ad assunzione continuativa e senza alcuna interruzione». Il tutto è stato messo nero su bianco nel piano terapeutico rinnovabile semestralmente, «ma indispensabile a tempo indeterminato», redatto dal direttore della clinica pediatirca del Policlinico di Catania.