Il rifiuto da parte di Benjamin Netanyahu di accettare un accordo per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti ha suscitato scetticismo in Israele, dato che pochi giorni prima lo stesso primo ministro stava definendo i dettagli del ritiro dell’esercito di Tel Aviv in alcune zone della Striscia di Gaza.
Netanyahu fa fatica a conciliare le richieste su Gaza provenienti dai suoi alleati in patria con quelle dei partner internazionali. I politici israeliani di estrema destra che sostengono il governo di coalizione guidato dal primo ministro vogliono intensificare gli attacchi su Gaza e stabilire colonie all’interno del territorio. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che fornisce un sostegno diplomatico e militare fondamentale per lo stato ebraico, vuole una soluzione permanente e il ritorno al controllo palestinese di Gaza, mediato dal consiglio di pace da lui creato e presieduto.
A poco più di due mesi di distanza dalle elezioni israeliane (in programma il 27 ottobre), Netanyahu sembra aver scelto di placare gli animi degli alleati, che sono già impegnati nella campagna elettorale.
Il 9 agosto il premier israeliano ha rifiutato il piano di pace in 15 punti proposto da Washington, che prevedeva l’impegno di Hamas a deporre le armi, una delle richieste chiave di Tel Aviv. Ha inoltre respinto le pressioni statunitensi per porre fine alle guerre a Gaza, in Libano e in Iran.










