Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rifiutato un piano proposto pochi giorni fa dal Consiglio di pace, l’organismo voluto dal presidente statunitense Donald Trump per gestire la fine della guerra e la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Il piano prevedeva che Hamas iniziasse gradualmente a consegnare le armi a un nuovo Comitato per l’amministrazione di Gaza, l’organismo previsto per governare la Striscia nella fase successiva della guerra, e allo stesso tempo Israele avrebbe iniziato a ritirarsi dall’ampia parte di territorio che ancora controlla. Domenica Netanyahu ha chiarito che l’esercito israeliano non si ritirerà fino a quando Hamas non sarà disarmato, aggiungendo che questo include ogni tipo di armi, sia pesanti sia leggere: «Parliamo di un vero disarmo, non di una farsa», ha detto durante una riunione del governo.

Trump aveva presentato il piano come un «passo storico» verso la fine della guerra, usando come suo solito un’enfasi eccessiva, ma finora Israele non si era espresso in modo chiaro. Hamas aveva confermato l’esistenza di un’intesa sul disarmo, ma ponendo varie condizioni tra cui appunto il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia.

Gli Stati Uniti sono l’alleato principale di Israele, e Trump in particolare è sempre stato vicino a Netanyahu. Da mesi però i loro rapporti si stanno deteriorando, principalmente a causa dell’ostruzionismo di Netanyahu verso qualsiasi proposta di accordo e mediazione sia su Gaza che sulla guerra contro l’Iran. Gli statunitensi «hanno idee: alcune sono accettabili per noi, altre non sono accettabili, e sappiamo tenere il punto», ha detto domenica Netanyahu.