Di: Quotidiano / SEIDISERA /pon Un evento per celebrare la riabilitazione di tutti coloro che, dalla Svizzera e anche dal Ticino, sostennero la Resistenza italiana e francese, opponendosi attivamente al nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale, si è tenuto martedì mattina a Locarno su iniziativa dell’associazione Memoria 1943-45. La riabilitazione era stata votata dalle Camere federali in giugno. Sono state così cancellate le sentenze che li avevano colpiti per non essersi voltati dall’altra parte. “Una cosa molto tardiva ma assolutamente necessaria”, secondo la presidente dell’associazione, Carolina Marcacci Rossi. “Non bisogna dimenticare il buono che hanno fatto andando contro la legge. Sono stati puniti e condannati ma ora sappiamo che erano dalla parte giusta”, ha aggiunto ai microfoni del Quotidiano.Parenti e autorità alla cerimonia per Maria Comandini in cimiterotipressDopo un’affollata conferenza, al cimitero, si è così reso omaggio alla presenza di autorità e famigliari a Maria Comandini, che aprì le porte di casa sua ai partigiani e per questo fu condannata. Presenti anche politici di ieri e di oggi, come l’ex consigliera federale Ruth Dreifuss e il consigliere nazionale Simone Gianini. 05:11 Celebrati a Locarno i sostenitori riabilitati della ResistenzaSEIDISERA 11.08.2026, 18:00A SEIDISERA, la figlia di Maria Comandini, Vera Alberti, oggi 93enne, ha detto “era bello poter aiutare tutta questa gente che passava a casa nostra, tutti questi giovani che aspettavano così tanto l’aiuto di tutti”. Ricorda il primo che accolsero, che bussò alla porta e cadde sfinito, raccontando di un compagno lasciato indietro perché non ce la faceva più, che il fratello il mattino seguente andò a cercare in auto. “Da lì si è cominciato. Gli antifascisti a Locarno erano bene uniti, è cominciata proprio una bella organizzazione”. E il nipote di Maria Comandini, Fabrizio, ha aggiunto: “Mia nonna era molto amica di Gaby Antognini (altra nota militante antifascista, ndr), davano ospitalità, aiutavano chi fuggiva dall’Italia, ma anche a rientrare in Italia quei partigiani che scappavano da campi di internamento ticinesi”. Per questo “fu condannata penalmente. Una multa di 50 franchi, che all’epoca erano una somma enorme. Non ne ha mai fatto parola. Ringrazio tantissimo gli storici che hanno portato questi fatti alla luce”.Fra i presenti, anche l'ex consigliera federale Ruth DreifusstipressIl valore della memoria, il parere della storica Nelly ValsangiacomoLa memoria riabilitata anche se con 80 anni di ritardo richiama riflessioni anche sul presente, secondo la storica Nelly Valsangiacomo. “Ultimamente si sente spesso parlare del fatto che in questo periodo ci sono molti elementi che riportano agli anni ‘30 e io volevo replicare tenendo presente quelli che sono gli elementi simili agli anni ‘30”, ha detto ai microfoni di SEIDISERA, “ma anche ricordare una cosa che si dimentica spesso. E cioè che a partire dal ‘45 c’è stato un rafforzamento importante del diritto umanitario del diritto internazionale. Ora viviamo in un periodo in cui questo diritto è messo veramente in pericolo e credo che si debba ricordare che questo diritto è fondamentale per non ritornare veramente agli anni ‘30”.In tutto questo “la memoria è fondamentale se la si articola alla storia e alla politica. Cioè non deve essere una semplice commemorazione, ma deve essere veramente la volontà di ricordare delle cose per riuscire a capire il presente e come vivere il presente per in qualche modo non ritornare sui passi di un tempo e rifare gli stessi errori”.Importante sottolineare, però, anche il ruolo della responsabilità e della società civile che è “fondamentale”. Perché “abbiamo la tendenza a credere che la responsabilità sia sempre delle istituzioni, degli Stati, ma in particolar modo in una democrazia le persone hanno un ruolo fondamentale per non ricadere in certe dinamiche. In fondo anche non fare le cose è una grande responsabilità. Queste persone avevano una grande lungimiranza. Avevano capito che la difesa della democrazia fosse una cosa estremamente importante. La società civile ci è arrivata tardi”.