Il programma di Futuro nazionale, partito di Roberto Vannacci, si oppone anche a chi arriva in Italia legalmente ma fa parte di “culture incompatibili” con quella italiana, o meglio “greca, romana e cristiana”. I 22 punti sulla “remigrazione” spaziano dai droni per intercettare barche di migranti, allo stop ai ricongiungimenti familiari; dalla priorità all’immigrazione da Paesi cristiani, alla riforma della cittadinanza.

A quasi due mesi dal congresso fondativo che si era tenuto a giugno, Futuro nazionale ha un programma. Il partito di Roberto Vannacci ha pubblicato online una "Base Ideologica e Programmatica" per il periodo 2027-2037, in cui si toccano i temi più disparati. Tra quelli che attirano più attenzione c'è la cosiddetta "remigrazione", la battaglia che da tempo è diventata bandiera dell'estrema destra europea. Nella sezione dedicata al tema, Futuro nazionale apre con un lungo preambolo in cui si oppone alla "immigrazione di massa – foss'anche regolare" e sostiene che l'Italia è di fronte a una "invasione" senza precedenti nella storia.

Il messaggio, non più sottinteso ma esplicito, è che il partito non ha intenzione di prendersela solamente con chi entra in Italia in modo irregolare. L'ostilità è diretta a tutti coloro che si trovano nel Paese (che siano immigrati regolari o anche cittadini) e hanno una cultura "incompatibile" con quella italiana, descritta come "greca, romana e cristiana". La confusione storica sull'Italia "cattolica, romana e greca" La sezione sulla cosiddetta remigrazione inizia con una panoramica storica estremamente sommaria per sostenere che l'identità culturale dell'Italia si è definita "sì nel tempo ma tramite un processo di sviluppo organico e omogeneo, non per caotica contaminazione". Si afferma che il "completamento della civiltà romana" è il "cattolicesimo", e si mette in mezzo anche la "filosofia greca". Guardando al passato si afferma che "l'invasione più impattante della storia italiana fu quella longobarda", che però rappresentava "il 4%" della "popolazione italiana" dell'epoca, mentre oggi "in Italia circa il 12% dei residenti non è italiano dalla nascita" ed è rara "l'assimilazione al cristianesimo".