Abbandonare la finanza d'assalto

Fallimenti, successioni e riassetti si concentrano perché la direzione creativa è diventata il capro espiatorio delle aziende che scaricano la pressione di un modello che non cresce più

Serena Parascandolo

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La stagione Primavera/Estate 2026, presentata sulle passerelle nell’autunno precedente, ha messo in fila quindici debutti alla guida di marchi storici: un record assoluto. Nell’intero mese delle sfilate – e non soltanto per gli esordi – questa concentrazione ha generato 881,2 milioni di dollari in Earned Media Value, il valore pubblicitario stimato della visibilità ottenuta sui social network. Qui nasce il primo equivoco, perché quella cifra non misura i registri di cassa né equivale alle vendite reali, ma calcola la capacità delle sfilate di produrre conversazione digitale. Il paradosso risiede proprio nella sfasatura fra la velocità del racconto virtuale e la lentezza del risultato economico. Di fronte a tante poltrone che cambiano, la retorica della rinascita lascia spazio all’immagine di un sistema che continua a cambiare autore perché non riesce più a cambiare se stesso. E nel 2026 la realtà ha presentato il conto a un’illusione.