Vi racconto una favola estiva che chi ha letto tutta la mia storia nei miei 500 post e più, pubblicati dall’11 settembre 2011, forse già conosce. Gli altri che spesso mi apostrofano dovrebbero ripercorrerla per capire.

Nel 2003 decisi di iniziare il mio impegno sociale in sanità pubblicando un post sui controlli sanitari inteso come volontà di sapere quanto il reparto oculistico dove lavoravo fosse utile ai cittadini. Volevo sapere quante complicanze avessimo per l’intervento di cataratta.

Sono passati decenni e tanta acqua sotto i ponti e il controllo rimane secondo me il nocciolo di ogni discorso della vita, ancor di più quando si parla di salute e di malattia. Lo sanno bene tutti quelli che devono, più di altri, usare il Servizio Sanitario Nazionale che è allo sbando.

Questo si evince in particolar modo per le liste di attesa per le quali io ho fatto le mie proposte, per ora inascoltate, direttamente al Colonnello Bentivogli responsabile dei NAS della Regione Lombardia.

Così in questa estate rovente ho chiesto ad un consigliere dell’opposizione della Regione Lombardia di fare un accesso agli atti per sapere quanti interventi di cataratta, pubblici e privati, venissero eseguiti a Milano in un ospedale pubblico, l’Oftalmico, e in una struttura privata accreditata, il San Raffaele. Per ora il silenzio regna. Ma vivendo solo dalla parte dei cittadini leggo, in vacanza, che si può fare richiesta, avendo i codici DRG di riferimento (diagnosi: 36610 – procedura: 1341 e 1371), direttamente come cittadino alla Agenzia Nazionale per i servizi Sanitari Regionali (Agenas) che mi risponde il 10 agosto a stretto giro: “Gentilissimo dott. De Felice, ci dispiace ma il dato da lei richiesto non è nelle nostre disponibilità, non vi sono infatti indicatori calcolati per gli interventi di cataratta”.