Dal decreto è scomparso il riferimento esplicito al lotto unico. Non è scomparsa, però, la questione industriale che quel riferimento cercava di affrontare. Nel Mezzogiorno gli Intercity non sono una seconda scelta, ma la rete che garantisce a centinaia di stazioni intermedie un collegamento diretto con il resto d’Italia, mentre i servizi ad alta velocità concentrano le proprie fermate nei principali poli urbani. Dopo le interlocuzioni con la Commissione europea, il testo è stato riformulato. Resta la domanda decisiva: come aprire il mercato senza indebolire un servizio nazionale integrato?
Il Governo ha scelto la mediazione per tutelare il decreto e il PNRR. Ma rispettare una scadenza non può significare accettare una gara più debole. Salvare le risorse europee è indispensabile. Salvare la qualità degli Intercity è il vero banco di prova.
Matteo Salvini aveva posto una questione tutt’altro che ideologica. Non la difesa di un nome, ma di un modello industriale. Non ha contestato la gara né l’apertura del mercato. Ha chiesto che la concorrenza non diventasse frammentazione, moltiplicando i contratti e riducendo la responsabilità. Le interlocuzioni con Bruxelles hanno portato a una diversa formulazione del decreto. Non hanno cancellato il problema sollevato dal ministro. Lo hanno confermato.






