Fissata al prossimo 20 ottobre davanti alla terza sezione della corte d’appello di Bari la prima udienza del processo-bis “Sed” a 16 imputati quasi tutti foggiani. Furono condannati in primo grado a complessivi 116 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione con pene da 2 a oltre 18 anni perché riconosciuti colpevoli a vario titolo di traffico e spaccio di cocaina, con epicentro nel capoluogo dauno.
Il doppio blitz del 23 settembre e 2 ottobre 2024 della Direzione investigativa antimafia di Foggia coordinato dalla Dda di Bari portò all’esecuzione di 27 ordinanze cautelari del gip di Bari: 14 in carcere, 7 ai domiciliari, 5 obblighi di dimora, 1 divieto di dimora. A fronte di 27 imputati si contano al momento 2 assoluzioni (definitive) e 25 condanne, compresi 7 imputati minori che patteggiarono. I 16 imputati molti dei quali detenuti in carcere o ai domiciliari, che saranno processati in autunno sono quelli che hanno appellato la sentenza di condanna pronunciata il primo dicembre 2025 dal gup di Bari nel processo abbreviato, che comportò la riduzione di un terzo delle pene.
Capofila di chi spera nell’appello è Leonardo Bruno, 38 anni, in cella, condannato in primo grado a 18 anni e 2 mesi per traffico e spaccio di droga. Secondo l’accusa a reggere le fila del traffico di cocaina erano Lui e il padre Giuseppe (unico dei 27 imputati che optò per il processo con rito ordinario in Tribunale a Foggia, conclusosi con la condanna a 20 anni di reclusione). Secondo Dda e Dia, padre e figlio gestivano il business dalla loro carrozzeria “Safety car” di via Manfredonia. Si sarebbero occupati di approvvigionamenti di cocaina; cessioni; fissazione del prezzo a grossisti e pusher al dettaglio, talvolta anche negando di rifornire alcune piazze dello spaccio per garantirsi situazioni di monopolio.






