Inizierà il 7 ottobre in Tribunale a Foggia il processo a 18 foggiani arrestati nel blitz dell’11 maggio scorso, accusati a vario titolo di 6 estorsioni, 7 tentativi di estorsioni, 3 possessi di armi, 2 detenzioni di 2 chili di cocaina. Reati aggravati dall’aver agito con metodo mafioso e/o per agevolare la “Società”. Il gip di Bari Paola Angela De Santis ha accolto la richiesta di giudizio immediato per saltare l’udienza preliminare firmata dai pm Bruna Manganelli e Luciana Silvestris della Dda. L’accusa poggia essenzialmente su intercettazioni, dichiarazioni di pentiti, testimonianze di vittime (alcune, non tutte): per cui molti imputati potrebbero optare per il giudizio abbreviato con sconto di un terzo in caso di condanne. Se così fosse gli atti passerebbero al gup di Bari.

L’inchiesta - come i blitz Decimazione e Decimabis che tra il 2018 e il 2022 portarono a 74 arresti cui seguirono 70 condanne - ribadisce la centralità dell’affare pizzo per la “Società foggiana”. Estorsioni a tappeto e traffico di cocaina garantiscono 200mila euro al mese ai clan. Soldi in parte destinati a pagare stipendi ad affiliati; e mantenere le famiglie dei sodali detenuti. 13 le parti offese individuate dalla Dda tra costruttori, imprenditori del settore alberghiero e agricolo, commercianti, titolari di discoteche. Si vedrà se e quanti si costituiranno parte civile.