Questo è il secondo articolo della serie “Il turista”, quattro reportage su alcuni dei luoghi simbolo del turismo in Italia.

La voce delle notti d’estate, a Capri, è ormai soprattutto quella dei condizionatori che mantengono fresche le camere dei turisti. Il ronzio dei loro motori accompagna chi si dovesse avventurare nelle viuzze del centro quando tutti dormono e in strada s’incontra solo silenzio, e qualcuno che ancora tira tardi in piazzetta. Sono tutti stranieri. Molti parlano a voce troppo alta. Un inglese attacca Bella ciao, e probabilmente non sa neppure lui cosa stia cantando.

Nessuno comunque ci fa caso. Nessuno in realtà pare fare davvero caso a ciò che lo circonda. Sembrano stare a Capri come starebbero in un posto qualsiasi. Ibiza, Santorini, ovunque, ma non Capri. Nemmeno in quella parodiata da Totò, che dell’isola si fece imperatore.

Chi parla italiano a quest’ora lavora. Sono i camerieri che portano ai tavoli l’ultimo drink della notte. I tassisti che attendono i turisti sui famosi taxi scoperti dell’isola. Chi ripulisce le strade. Chi si prende cura della montagna di bagagli da trasferire al porto di Marina Grande, dove tra qualche ora saranno imbarcati insieme ai loro proprietari. Non tutti sono capresi. Ogni giorno sull’isola sbarca qualche centinaio di lavoratori di cui Capri ha bisogno. Arrivano dalle zone di Sorrento e Castellammare. Sono muratori, elettricisti. Estate e inverno per loro è lo stesso. Da Napoli invece arrivano soprattutto gli stagionali. E allora d’inverno il loro numero cala. Capri ne ha bisogno da quando i capresi hanno cominciato a vivere soprattutto di turismo.