Fabrizio De André e Matteo Salvini
Salvini contestato al concerto di Diodato per De André: il ministro risponde, ma nelle canzoni di De Andrè si raccontano gli ultimi e si critica il Potere, forse il capo della Lega dovrebbe provare a tendere una mano invece di alimentare lo scontro.
Il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini è stato contestato da una ragazza durante la rassegna jazz che si chiude con un concerto in suo onore nella tenuta dell'Agnata in Sardegna. Quest'anno era toccato a Diodato rendere omaggio a Faber. Ad assistere allo spettacolo, al fianco di Dori Ghezzi, c'era anche il leader della Lega, che ha colto subito l'occasione per rispondere alla ragazza sui social e fare un sermone sulla democrazia, senza capire – o fingere di non capire -, ancora una volta, la differenza tra chi ha il potere e chi no. Eppure lui, che rivendica di avere ascoltato il cantautore genovese, probabilmente non ha ascoltato "Storia di un impiegato", concept album del 1973.
La critica al potere è una costante di De André, che ha sempre cantato per gli ultimi, in antitesi all'autorità, ma in quest'album raggiunge il suo culmine. La discografia di De André sembra rappresentare tutto il contrario di ciò che vediamo fare al Ministro. A partire dal rispondere a chi ha meno potere, perché la risposta è sempre spropositata. E non c'è mai un'ipotesi di conciliazione. Nella sua visione sembra che la politica sia sempre lotta, ma uno scontro tra persone che detengono poteri diversi rischia di diventare prepotenza. A volte basterebbe allungare una mano, se proprio non si riescono a fare politiche che guardino ai più deboli, senza distinzione di provenienze. In "Storia di un impiegato", da "Canzone del Maggio" a "Sogno numero due" il potere è sempre criticato e schernito. Ma basterebbe ascoltare la canzone che chiude l'album, "Nella mia ora di libertà", in cui il protagonista si ribella, è in carcere e comprende come la lotta – sì, è un album in cui si parla di lotta e anche del suo fallimento – sia qualcosa di collettivo. È una delle canzoni più belle dell'intero progetto, politica nel vero senso della parola. Si parte con una critica ai secondini – chissà il Ministro cosa ne pensa -. L'attacco è chiaro: "Di respirare la stessa aria d'un secondino non mi va, perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà. Se c'è qualcosa da spartire tra un prigioniero e il suo piantone che non sia l'aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione".










