«Onestamente non avevo mai ipotizzato una discesa in politica, anche se “scribacchio” qualcosa su testate che mi danno un po’ di spazio. Sono però intimamente convinto che bisogna dire qualcosa, perché quello che sta succedendo impone una riflessione».
Cioè?
«Un anno fa, ho detto che gli stranieri, anche se sfruttati, baciavano per terra perché venivano a lavorare da noi. Poi, impercettibilmente, hanno cominciato a chiedere cibo speciale e niente crocifisso. E noi abbiamo sempre detto sì. E questa è la mia risposta. Se uno ha ottenuto che venisse tolto il crocifisso dalla scuola e anche il presepio e se ha ottenuto la festa del Ramadan al posto del Natale, perché domani non può chiedere di togliere le chiese? E allora dico: se si può fare qualcosa per evitare questo andazzo e magari invertire la tendenza, carichiamoci di questa responsabilità».
La sua è una candidatura che ha quindi, come primo punto, quello della sicurezza e della lotta all’immigrazione, in particolare islamica?
«La sicurezza sicuramente. I milanesi sostengono che sia per loro il più grande problema. Quindi sulla sicurezza dobbiamo intervenire. So benissimo che il responsabile è il prefetto, cioè lo Stato. Se mai dovessi diventare sindaco, so che non potrò mettermi a fare lo sceriffo, però, certo, devo essere dalla parte dello Stato. Un sindaco, a mio parere, deve lavorare al fianco del prefetto e sostenerlo con la parola e con i mezzi. I suoi vigili urbani devono collaborare strettamente con le forze nazionali».












