Prima di Ferragosto 2026 il Paese ha già affrontato quattro ondate di calore consecutive, con massime costantemente oltre i 37°C — e punte di 39-40°C nelle aree interne — e notti “super tropicali”, in cui le minime restano stabilmente sopra i 25°C.

Non più picchi isolati, dunque, ma una sequenza ininterrotta di calore che si accumula giorno dopo giorno nei centri urbani e sul territorio.

Un’anomalia senza precedenti investe l’Europa occidentale e l’Italia. Secondo il Copernicus Climate Change Service, giugno 2026 è stato ufficialmente il più caldo mai registrato nella regione, con una temperatura media di 20,74°C, pari a +3,06°C rispetto al trentennio 1991-2020. Le anomalie più marcate, tra 3°C e 5°C oltre la norma, hanno interessato la Penisola insieme a Francia, Germania, Spagna e Benelux.

Il fenomeno si inserisce in un percorso già delineato: il rapporto SNPA “Il clima in Italia nel 2025” segnalava un’anomalia media di +1,03°C sul valore storico e un giugno 2025 secondo più caldo dal 1961. L’estate 2026 si innesta dunque su un “pavimento” termico già elevato, amplificando gli effetti fisici e ambientali di ogni nuova ondata.

Capitolo salute pubblica: la persistenza del calore rappresenta un pericolo concreto. Il Ministero della Salute avverte che l’impatto termico sull’organismo è rapido, manifestandosi entro 1-3 giorni dall’aumento delle temperature. Il rischio è massimo quando le minime notturne restano sopra i 25°C, impedendo il recupero dallo stress diurno. Per proteggere anziani, cronici e persone fragili, il sistema di prevenzione nazionale e i bollettini del Dipartimento di Epidemiologia del SSR Lazio sono stati attivati in anticipo rispetto al passato, già dal 25 maggio 2026.