Meglio perdere che perdersi. L’affermazione, attribuita all’allora segretario del Pd Walter Veltroni, ben riassume lo spirito e, ad oggi, le intenzioni di Giorgia Meloni rispetto alla spinosa questione Roberto Vannacci. Aprire le porte della coalizione di centrodestra a Futuro nazionale in vista delle elezioni del prossimo anno, o escludere l’arrembante movimento politico dell’ex generale dall’alleanza di centrodestra? Ad oggi, Giorgia Meloni opta senza se e senza ma per la seconda opzione.

Una decisione ispirata a ragioni politiche e aritmetiche. Le ragioni politiche. La presidente del Consiglio è consapevole del fatto che la principale ragione della lunga vita e della stabilità del proprio esecutivo risiede nella scelta filo Ucraina, e dunque filo Nato, compiuta ancor prima delle scorse elezioni politiche e nella sua originale capacità di rispettare il credo e la dinamica politica europeista pur non facendo formalmente parte della maggioranza che all’Europarlamento sostiene Ursula von der Leyen. Se imbarcasse Vannacci posizionerebbe il centrodestra fuori dall’ombrello dell’Alleanza atlantica così come da quello dell’Unione europea. Quand’anche vincesse le elezioni, durare sarebbe una scommessa azzardata. E nel frattempo l’ex generale le svuoterebbe il partito di voti e di eletti.