Mentre l’Etna regala l’ennesima manifestazione di potenza naturale, migliaia di passeggeri restano a terra chiedendosi quando l’aeroporto di Catania-Fontanarossa potrà tornare operativo a pieno regime. La risposta dipende da rigorose condizioni tecniche e di sicurezza aeronautica.

L’ultima fase eruttiva ha aperto una bocca sul versante orientale del vulcano, nella Valle del Bove, a circa 1.900 metri di quota, nei pressi di Monte Simone. La frattura si è attivata intorno alle 21:30 UTC del 10 agosto 2026. Contestualmente, l’INGV-Osservatorio Etneo ha segnalato la persistenza dell’attività esplosiva al cratere della Voragine, con abbondante emissione di cenere sospinta dai venti verso Sud-Sud-Est. Pur in presenza di un tremore vulcanico su valori molto elevati, le misure di deformazione del suolo non mostrano variazioni significative, a conferma di un fenomeno estremamente dinamico ma, al momento, strutturalmente stabile.

Per l’aviazione civile, la lava non costituisce un rischio diretto; lo è invece la cenere vulcanica. Non si tratta di semplice fumo, bensì di un particolato altamente abrasivo capace di provocare danni gravissimi. Le autorità internazionali della sicurezza aerea avvertono che l’ingresso di un aeromobile in una nube di cenere può compromettere le prestazioni dei motori, rigare i parabrezza riducendo la visibilità e ostruire sensori cruciali come i tubi di Pitot e le prese statiche.