Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così. Più che «un'idea come un'altra», come cantava Paolo Conte, Genova per loro rischia di diventare una spina nel fianco. Loro, ossia Elly Schlein e Giuseppe Conte, gli alleati-rivali aspiranti leader del centrosinistra. Costretti a fare i conti, nell'ultima estate prima della grande corsa verso Palazzo Chigi, col pensiero di chi potrebbe mettere loro i bastoni tra le ruote. E caso vuole che anche se con preoccupazioni diverse entrambi si siano ritrovati a guardare proprio verso Genova. Per Conte la Lanterna è soprattutto la città di Beppe Grillo, il comico tornato dopo mesi di silenzio sparare a palle incatenate contro il "suo" Movimento 5 stelle. Ieri l'ultima puntata, con un nuovo post sul blog a firma del chimico ed ex deputato stellato Marco Bella tutt'altro che morbido con la giunta giallo-rossa di Alessandra Todde, accusata di boicottare le pale eoliche in Sardegna. Schlein invece è di Silvia Salis che osserva con attenzione le mosse. La suggestione del resto circola da tempo. E la segretaria dem sa bene che anche nel suo partito c'è chi più o meno apertamente fa il tifo perché sia la sindaca di Genova, eletta a maggio dell'anno scorso, a guidare il fronte progressista nella sfida a Giorgia Meloni. E poco importa che la prima cittadina ed ex numero due del Coni sia tornata a smentire, anche nelle ultime ore. Ripetendo a chi glielo ha chiesto che lei, "da grande", intende continuare a fare il suo lavoro di sindaca, e che l'ipotesi di una sua discesa in campo ai gazebo del campo largo contro Conte e Schlein proprio «non esiste». «Non ho cambiato idea», il messaggio che Salis ha consegnato a chi l'ha cercata negli ultimi giorni, dopo che hanno ripreso a circolare vorticosamente voci di una sua discesa in campo. Voci rinverdite dalle anticipazioni sul suo libro in uscita a ottobre per Feltrinelli. S'intitolerà "È già domani", come lo slogan della campagna per le comunali che l'ha issata a Palazzo Doria Tursi. E pare che sarà qualcosa a metà tra il memoir e un manifesto politico per l'Italia (e il centrosinistra) che verrà. Un testo che «nasce per raccontare il giorno in cui non ti domandi più dove stai andando scrive la sindaca nella premessa, ma ci vai e basta, perché il domani non aspetta, arriva, ti guarda in faccia e ti giudica. E il domani, l'ho imparato bene ormai, comincia sempre oggi». Il tour di presentazione prenderà il via dal salotto tv di Fabio Fazio sul Nove, poi toccherà tutto lo Stivale. E molti inevitabilmente ci hanno letto tra le righe un allungo verso una ritrovata ribalta nazionale. Ecco perché tra i centristi del centrosinistra e anche tra i riformisti del Pd c'è chi continua a sperare che nonostante i no scanditi a chiare lettere l'opzione gazebo non possa essere scartata a priori. Che il quadro, complici i sommovimenti nel centrodestra dettati dalle mosse generale Vannacci, possa mutare di qui al prossimo inverno. Che insomma alla fine la prima cittadina della Lanterna ci ripensi, perché certo Conte e Schlein non si faranno da parte volontariamente in nome di futuribili "federatori". Correndo alle primarie è il ragionamento di chi tifa per il grande salto, Salis si accrediterebbe come possibile leader del futuro. Pronta, se mai servisse, a prendere le redini del centrosinistra, un po' come Renzi dopo la sconfitta ai gazebo del 2012 e la successiva "non vittoria" di Bersani alle politiche. Ma lei, da quell'orecchio, non vuole sentirci.