Otto persone ogni giorno muoiono sulle strade italiane. Nel 2025 i decessi sono stati 2.868 secondo gli ultimi dati ISTAT-ACI (Automobile Club Italia) e, anche se i morti sono in calo del 5,3% rispetto al 2024, i feriti sono cresciuti dell’1,7% e le collisioni del 2,2%. Le vittime degli scontri gravi o mortali sono ancora spesso giovani e utenti vulnerabili come pedoni o ciclisti. Per i ragazzi tra i 15 e i 29 anni, la violenza stradale è addirittura la prima causa di morte. In questa fascia di età nel 2025 sono aumentati del 4,8% anche i feriti. Le vittime della mobilità attiva e della micromobilità (compresi i guidatori di monopattini e bici elettriche) lo scorso anno sono state 253 (+21,6% dal 2024), mentre i pedoni uccisi 419 (+10,9%).

Questi dati fotografano un paese che fatica a fare passi avanti decisi per ridurre la pericolosità di strade e autostrade, sebbene le soluzioni per farlo esistano e siano note da tempo. Agendo in modo strutturale sulla velocità, sui controlli e sulla mobilità attiva, come dimostrato da altri paesi europei, si potrebbe tagliare il numero di vittime e feriti in modo netto. Ma quella che dovrebbe essere un'emergenza di salute pubblica non sembra avere un posto di rilievo nel dibattito pubblico italiano, né tra le priorità di governo e parlamento.