Piazza Bartali nel rione di. Gavinana, una delle maggiori isole di calore della cittàRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFirenze è un catino arroventato, un magma di bollore dove i (tanti) malcapitati ancora lontani (o già di ritorno) da spiagge e monti ’nuotano’ ormai da due mesi e più in un crescendo di afa che non se ne va mai. Neanche di notte.

La città-conca è cosa nota. Le favolose colline che ci ’accherchiano’ hanno un rovescio della medaglia che ci sbattono in faccia proprio nei mesi estivi. L’aria calda viene spinta verso il basso e si incastra appunto tra i rilievi fiorentini. Stazionando in città. Senza vento a muovere l’aria, il calore e l’umidità ristagnano al suolo giorno dopo giorno, rendendo l’afa sempre più insopportabile. Ma Firenze sconta anche una storica carenza di verde: la città è piccola, compatta, densa. In sostanza zeppa di pietra, asfalto e cemento che, come noto, catturano l’aria calda e la rilasciano lentamente di notte al contrario dei terreni permeabili che garantiscono, se non frescura, almeno un minore impatto in termini di bollore.

A Firenze, secondo il report 2025 “ISPRA/SNPA Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici“ il suolo consumato copre il 42,05% della superficie del territorio comunale. Si posiziona così tra i primi capoluoghi di provincia d’Italia per densità di "costruito e pietra", superando il 40% (tra i grandi comuni sopra i 100.000 abitanti si colloca al 10° posto a livello nazionale dopo realtà come Torino, Napoli, Milano o Padova). Al 2024 risultavano 4.290 ettari di suolo consumato all’interno del solo territorio comunale.