Non poteva che finire con una grande festa popolare a base di pasta al ragù e cocomero la festa di San Lorenzo, sul sagrato della basilica dedicata al copatrono di Firenze, nel cuore di un quartiere che nonostante tutto prova a resistere alla diaspora totale dei fiorentini. Durante la messa della mattina, preceduta dal corteo storico e dall’omaggio dei ceri da parte della sindaca Sara Funaro al presidente dell’Opera Medicea Laurenziana Paolo Padoin e al priore monsignor Marco Domenico Viola, l’arcivescovo Gherardo Gambelli ha avuto modo nella sua omelia di ricordare quali siano le vere priorità di una città che rischia di trasformarsi in qualcosa ad uso e consumo solo di chi ha il potere, non soltanto economico, e la pretesa di imporsi sui più deboli in virtù di un presunto privilegio. La priorità, in estrema sintesi, è "l’aiuto ai più fragili". Frasi quelle del vescovo Gherardo che evocano, senza nominarle, situazioni imbarazzanti come la vicenda di Montedomini e il suo patrimonio immobiliare destinato in parte ai turisti e non ai poveri.
"La Parola di oggi ci pone davanti ad una chiave di lettura del nostro presente, di quello che viviamo nella nostra stessa città. - ha scandito l’arcivescovo - Chi è lasciato ai margini, chi ha perso il lavoro, chi pur a fronte della fatica e del sacrificio non ha la possibilità di dare ai propri figli la possibilità di un’istruzione universitaria, chi vive il dramma della solitudine, chi non ha casa, i tanti, i troppi ignorati da relazioni sociali ed economiche che generano tanta ricchezza ma la accompagnano con l’iniquità di un lavoro privato della sua dignità: tutto questo, tutta questa povertà umana in cui siamo immersi, rende il cuore dell’uomo pronto per quel seme di libertà che è la Parola incarnata che si fa perdonare e che si fa dare". La Parola di Dio, ha detto Gambelli "in un tempo che anche qui, a Firenze, per troppi esseri umani è come imprigionato in un oggi senza vie di uscita, rende presente la speranza. È appunto un seme: chi lo offre come chi lo riceve sa che ci può essere un domani migliore, quello in cui il grano biondeggia nei campi e viene il momento di festeggiare insieme".













