Da tempo desideravamo vedere questo santuario, situato nel comune di Ferrara di Monte Baldo in provincia di Verona. È un luogo meraviglioso, in un territorio possibilmente ancora più suggestivo. E sarebbe tutto perfetto, se non fosse che come dei dilettanti allo sbaraglio decidiamo di andarci di sabato, a ridosso del primo ponte estivo. Traffico e code iniziano già in autostrada e si protraggono fino ad Affi, pregiudicando il nostro stato d’animo e le ore preziose della mattina. Lasciato Caprino Veronese tiriamo un po’ il fiato: la strada finalmente è libera e iniziamo a inerpicarci per la provinciale che conduce verso la nostra destinazione. Come spesso accade, il percorso diventa un momento appagante risarcendoci in parte per il tempo sprecato: si sale tra strettoie e tornanti che aprono improvvisi sipari su panorami pazzeschi. Di qua le vigne, i campi e il Lago di Garda a fare da quinta; di là le creste rocciose e le rupi a picco, infilzate tra folti boschi di conifere e latifoglie. Il paesaggio e il verde ci conquistano, evocando nella nostra memoria scorci selvaggi visti solo su certe alture sarde del Gennargentu e del Supramonte. Ancora una volta, la Natura è capace di lenire e di sfiammare. Anche l’afa, anche il solleone, anche il nervosismo accumulato prima di giungere sul piazzale in località Spiazzi, dove ci incamminiamo verso la meta.Scorcio dal santuario della Madonna della Corona, con la valle dell’Adige, Verona (foto di Valeria Canavesi)Il tratto è in discesa, la via asfaltata fa le sue giravolte all’ingiù tra alberi, fiori selvatici e le stazioni in bronzo della Via Crucis: non siamo in molti, riprendiamo fiducia mentre passeggiamo disinvolti, interrotti soltanto dalle navette che fanno avanti e indietro con uno scarso e ingannevole carico di pellegrini. Lo scenario intorno è da emozioni forti; le montagne imponenti, le gole e il fiume Adige laggiù predispongono l’animo a scoperte maiuscole, capaci di soddisfare appieno le nostre aspettative. Purtroppo però l’illusione svanisce all’arrivo, proprio accanto alla pensilina dei minibus: qui si trova l’unico affaccio da cui è possibile fotografare il complesso mariano con la basilica, la canonica e gli edifici con il bar, il negozio di souvenir, i servizi igienici. Per aggiudicarsi come tutti lo scatto della giornata tocca fare la prima coda: è mezzogiorno ormai, fa molto caldo, eppure c’è tanta gente, di ogni età e nazionalità. Attendiamo pazienti il nostro turno, portiamo a casa le foto agognate ma già immaginiamo cosa ci attenderà dopo. Per sfuggire alla calca verrebbe voglia di infilare il sentiero panoramico nel bosco, quello che un tempo percorrevano monaci e pellegrini.La galleria realizzata per il Giubileo del 1922, Comune di Ferrara di Monte Baldo, Verona (foto di Valeria Canavesi)Ma ci vogliono gambe allenate, scorte d’acqua e un’ora e mezza di tempo, che non abbiamo… ci tocca quindi infilare la galleria, che peraltro riserva scorci incredibili sulla piana sottostante e i crinali sopra di noi. In fondo al tunnel, però, è il delirio: l’overtourism sacro e profano colpisce duro, ancora una volta. È un formicaio di fedeli, turisti, comitive di anziani, gruppi di scout, famiglie con passeggini, trekker allenati, coppie devote con cagnolini al seguito che si mescolano e muovono come un’entità unica, un macro-organismo che segue una volontà propria, immutabile, non scalfibile. Veniamo fagocitati. Il flusso ci avvolge e ci porta con sé trasportandoci, volenti o nolenti, fino alle scale e alla chiesa, tra gli ex voto e nella navata, tra chi fa “sssshhh” e chi prega, chi si scatta un selfie e chi si siede a riposare. Uno sguardo fugace alla statua della Pietà tanto venerata e la corrente umana ci annega di nuovo, accompagnandoci fuori. Girovaghiamo tutti insieme tra balaustre panoramiche e presepi storici, pianti di neonati e latrare di cani, squilli di cellulari e invocazioni in tutte le lingue del mondo. Fermarsi è difficilissimo, perfino quando cerchiamo di guardare su, in alto, verso la rupe che ci sovrasta e la Gabiola (lo storico argano con cui fino al secolo scorso si trasportavano qui merci, approvvigionamenti e materiali). Il turbinìo di rumori e corpi è inarrestabile, fa un caldo infernale e pensiamo davvero “ma chi ce l’ha fatto fare?”. Avremmo voluto goderci questo luogo incantevole con calma, in silenzio, ascoltando solo il fruscìo del vento e il grido dei rapaci. Loro liberi, sì, di volteggiare tranquilli, al di sopra di noi e di un modello di turismo capace solo di rovinare tutto. Ritorneremo, certo. Ma in un giorno feriale, invernale, preferibilmente freddo e magari anche con un po’ di pioggia.Immagine di copertina: Santuario della Madonna della Corona, Comune di Ferrara di Monte Baldo, Verona (foto di Valeria Canavesi)
Alla Madonna della Corona, nel giorno sbagliato - Treccani
Alla Madonna della Corona, nel giorno sbagliato di Valeria Canavesi. Leggi l'articolo del Magazine di Treccani.it, il portale del sapere.







