Foto di A. De Cristofaro

Non solo devozione popolare. Dietro i "fujenti" della Madonna dell’Arco esiste una rete fatta di associazioni, rituali e processioni che attraversano Napoli e provincia. Un mondo radicato nei quartieri, sospeso tra fede e criticità

Non soltanto processioni, né folklore religioso, o un fenomeno confinato al suo luogo d'origine, il santuario della Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia. Dietro i "fujenti" - i devoti della Madonna dell'Arco che ogni anno raggiungono il santuario nel Lunedì in Albis - esiste una rete diffusa fatta di associazioni, gruppi di quartiere, altarini, raccolte di offerte, stendardi e frequenti processioni che attraversano Napoli e provincia.Le cifre aiutano a capire le dimensioni del fenomeno. Le fonti del santuario parlano di circa 400 associazioni e 60mila iscritti. Ma il numero reale dei partecipanti è molto più difficile da quantificare: oltre ai gruppi organizzati ci sono migliaia di devoti non "formalmente" registrati, famiglie, simpatizzanti e semplici fedeli che partecipano agli eventi durante tutto l’anno.Il cuore simbolico resta il santuario della Madonna dell’Arco, nel comune di Sant’Anastasia, retto dai domenicani dal XVI secolo e meta di uno dei pellegrinaggi popolari più grandi della Campania. La tradizione fa risalire il culto al 1450, quando un giovane colpì un’immagine della Madonna facendola sanguinare. Da allora la devozione si è consolidata fino a...