Ci sono tradizioni che non hanno bisogno di essere spiegate. Basta guardare gli occhi di chi aspetta, le famiglie affacciate ai balconi al passaggio della Madonna, le voci dei bambini che imparano l’Inno dagli stessi cori che, anno dopo anno, continuano a custodirne la memoria. E quando Maria Santissima Addolorata lascia la chiesa Madre e attraversa Piazza Fonte Diana, non è soltanto un’uscita. È un'emozione che ritorna, ogni anno, nelle stesse voci, negli stessi gesti, nella stessa fede condivisa.
La Festa esterna di Maria Ss. Addolorata, che si è svolta ieri, ha abbracciato Comiso con la sua luce e la sua devozione. Fin dal mattino, il suono delle campane e lo sparo di salve a cannone hanno annunciato la gioia della giornata, mentre il corpo bandistico “Kasmeneo” ha accompagnato con le sue marce sinfoniche le vie del centro storico. Le celebrazioni eucaristiche si sono susseguite con grande partecipazione, culminando nella solenne celebrazione del pomeriggio presieduta da mons. Giuseppe La Placa, vescovo di Ragusa, che ha ricordato il valore della fede come legame vivo tra generazioni. Il vescovo ha poi presenziato al canto dell’Inno e ha partecipato alla prima parte della processione. Nel pomeriggio, la città si è riempita di musica e colori con i Tamburi Imperiali di Comiso, che hanno sfilato tra le vie storiche accompagnando il corteo. Poi, l’atteso momento dell’uscita del venerato simulacro della Beata Vergine Addolorata: un trionfo di emozione e devozione, accolto da una moltitudine di fedeli e dal coro di voci bianche che ha intonato l’Inno scritto da monsignor Francesco Rimmaudo e musicato dal maestro Alfio Pulvirenti. Un istante sospeso, in cui il tempo sembra fermarsi e la città intera si ritrova sotto lo stesso sguardo, quello della Madre che consola e protegge.








