di
Antonino Padovese
Costruito sul monte Baldo fra Verona e Trento, ci vivevano gli eremiti. Oggi fedeli, pellegrini, turisti e sportivi sfidano i 2 km e mezzo del Sentiero della speranza: «Il più antico Ex voto è del 1447»
«Benvenuti nel santuario più ardito d’Italia». Monsignor Martino Signoretto da quattro anni si è trasferito da Verona, dov’era vicario episcopale per la cultura, a Ferrara di Monte Baldo. Il vescovo lo ha nominato rettore del santuario della Madonna della Corona, una perla incastonata nella roccia e protesa verso il cielo. Dalla terrazza di questo santuario con più di 500 anni di storia alle spalle si vede benissimo la Val d’Adige, la ferrovia, le auto e i camion che corrono sull’asse Nord-Sud dell’A22, l’autostrada che collega il Brennero a Modena.
Ogni anno sono 200 mila le persone, turisti, fedeli e pellegrini, che decidono di visitare il santuario. «Si tratta di un numero indicativo – aggiunge monsignor Signoretto — perché l’unica contabilità che possiamo tenere è quella dei 90-110 mila biglietti che vengono acquistati per il bus navetta, che però non funziona da novembre a marzo. Il bus rappresenta solo una delle vie d’accesso al nostro santuario».














