Il no di Netanyahu al piano su Gaza? Semplice tattica elettorale, per la Casa Bianca. L’approssimarsi di voti cruciali in autunno allarga la frattura tra Stati Uniti e Israele, alleati protagonisti dell’offensiva contro l’Iran che, oggi, si trovano a dover affrontare diverse concezioni di vittoria da poter rivendicare nella propria strategia politica interna. Se da una parte Tel Aviv valuta una possibile azione autonoma contro la Repubblica Islamica, bypassando l’attendismo americano, è sul piano di Washington per Gaza che si consumano gli attriti di queste ore.
Il piano di Trump e il no di Netanyahu
La roadmap in 15 punti annunciata da Trump il mese scorso era stata bocciata in una riunione del governo israeliano che ha visto il rifiuto tassativo del premier Netanyahu: “Le nostre Forze di Difesa non effettueranno alcun ritiro da Gaza”, ha specificato, “finché Hamas non sarà effettivamente disarmato, e intendo da tutte le armi”.
La strategia elettorale di Netanyahu
Secondo alti funzionari statunitensi, si tratterebbe solo di una presa di posizione politica, che non desta timori per la tenuta del documento presentato dal Board of Peace, firmato da Trump il 22 gennaio a Davos. Una prova di forza, insomma, per blindare la destra locale in vista del voto del 27 ottobre.











