È il segnale politico che il governo aspettava: Federacciai, l’associazione che rappresenta gli industriali del settore, è “in campo”. E si dice pronta a presentare subito dopo Ferragosto una manifestazione di interesse per gli asset dell’ex Ilva non coinvolti dallo stop all’area a caldo ordinato dalla Corte d’Appello di Milano. La novità è rilevante perché, per la prima volta dall’avvio della gara dopo l’amministrazione straordinaria, si profila una proposta organica a trazione italiana. E non la somma di singole candidature su spezzoni di impianti. Ma attenzione: la cordata (di cui dovrebbero far parte i nomi migliori del settore in Italia, da Arvedi a Marcegaglia, da Feralpi a Duferco, da Beltrame a Lucchini) non ha nessuna intenzione di farsi carico degli altiforni e dell’area a caldo del disastrato stabilimento di Taranto. Il che significa che stiamo parlando di soltanto circa 6mila degli oltre 20mila lavoratori diretti o dell’indotto.
Intanto, il primissimo semino della cordata italiana tanto sollecitata dal governo è stato piantato. Il consiglio di presidenza di Federacciai ha così dato mandato al presidente Antonio Gozzi di verificare con il governo se ci sono le condizioni per una manifestazione d’interesse tutta italiana. “È un passo avanti. Siamo in campo. Adesso si tratta di verificare l’esistenza delle condizioni abilitanti. Lo faremo con il governo nei prossimi giorni”, commenta Gozzi, che trasmetterà agli enti competenti “in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa, e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni, una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale”.










