Marina Baldi, consulente genetista della difesa di Andrea Sempio
La direttrice di “Giallo” ripubblica una intervista del 2017 della genetista Marina Baldi, oggi consulente di Andrea Sempio: “La traccia di DNA sulle unghie di Chiara Poggi può essere utilizzata per un confronto”. A Fanpage.it la dottoressa chiarisce le sue parole di nove anni fa e la sua recente consulenza.
"La traccia di DNA sulle unghie di Chiara Poggi non è corrotta: può essere utilizzata per un confronto". Lo aveva detto sulla rivista "Giallo" nel 2017 la genetista Marina Baldi, che ora è tra i consulenti della difesa di Andrea Sempio, attuale indagato per l'omicidio di Chiara Poggi.
Nella sua recente consulenza di parte la genetista Baldi ha invece sottolineato come "il dato appare tecnicamente debole poiché non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati". Ora questa presunta contraddizione della genetista tra le sue valutazioni del 2017 e del 2026 è stata ripresa in un post del direttore di "Giallo" Albina Perri, che da quando si è tornati a indagare sul delitto di Garlasco è anche tra le persone più attive sui social nel commentare gli ultimi presunti sviluppi del caso. A Fanpage.it Marina Baldi ha messo in chiaro le cose: "Quel DNA parziale è sovrapponibile a quello della famiglia Sempio, ma all’epoca Linarello mi ha fatto vedere un elettroferogramma soltanto". La dottoressa si riferisce a Pasquale Linarello, il consulente-genetista di Alberto Stasi, che con un suo lavoro sul DNA sulle unghie della vittima aveva fatto aprire le prime indagini nel 2016 da parte della Procura di Pavia su Andrea Sempio. I risultati della consulenza di Linarello si erano opposti a quelli della perizia super partes di Francesco De Stefano durante il processo ad Alberto Stasi: quest'ultimo genetista fu l'unico ad aver sciolto e analizzato le unghie di Chiara Poggi, consumandole tutte. Quindi le analisi successive si basarono su dati e risultati ottenuti durante la perizia super partes del 2014. Nel 2016 le indagini su Sempio si conclusero tre mesi dopo con l'archiviazione.






