La scorsa primavera ha segnato il grande ritorno della pirateria somala. Nelle ultime due settimane di aprile hanno preso il controllo di ben tre navi: due petroliere (Honor 25 e Mt Eureka, rispettivamente di Palau e Togo) e la nave da carico egiziana Sward. La Mt Eureka è stata abbordata al largo dello Yemen e portata in Somalia. Più di un mese dopo le tre imbarcazioni sono ancora in mano ai pirati, che chiedono riscatti molto alti.
L’Ukmto, che allerta le compagnie di navigazione sui rischi per la sicurezza marittima, ha confermato che le navi sono state sequestrate tra il 21 aprile e il 2 maggio. Ma sono vari gli altri tentativi d’assalto segnalati di recente al largo della Somalia, tra l’oceano Indiano e il golfo di Aden, punto d’accesso al mar Rosso.
Secondo la Cnn è l’inevitabile conseguenza dello scoppio della guerra in Iran. I pirati somali ne traggono profitto perché le navi mercantili, aggirando le rotte di conflitto con lunghe deviazioni intorno all’Africa, si dirigono verso la loro zona d’attacco. Infatti l’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente ha bloccato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta vitale per circa il 20% del petrolio, del gas naturale e delle materie prime critiche mondiali. Per evitarlo, le navi sono costrette a circumnavigare la punta meridionale dell’Africa, allungando i tempi di percorrenza di settimane e spingendo il traffico marittimo direttamente nel temibile bacino somalo. Questa deviazione comporta un costo aggiuntivo stimato di 1 milione di dollari per nave a causa dell’impennata dei costi di carburante, assicurazione e operativi. Ma ha anche permesso ai pirati di tornare alla ribalta, minacciando di infrangere anni di relativa calma lungo la costa somala.







