Eyl, da qualche anno, è stata scoperta anche dal turismo.
Le sue vecchie case si portano via anche per 200 o trecento dollari, ciò che resta del porto è soltanto il ricordo di quanto ormai è finito in fondo al mare e il suo nome non fa più paura agli armatori o ai Lloyd’s di Londra.
Nei primi anni di questo secolo era diventata Harunta Burcadda, che in somalo significa la “capitale dei pirati”.
Ora la sua gente è tornata a sopravvivere con il pesce pescato e chi assaltava le navi è in qualche prigione, in un cimitero o, dopo avere messo via qualche soldo, è emigrato altrove.
Lasciandosi alle spalle in quell’angolo di Puntland (lo Stato semiautonomo nel nord-est della Somalia) soltanto mare, terra arida, una base della flotta anti-pirateria, o un radar israeliano per tenere d’occhio il lancio di missili degli Houthi, dall’altra parte di Aden.










